Note alla storia

"Unfogging the future" è il titolo del libro di Divinazione nella versione originale del Prigioniero di Azkaban. Nella versione italiana è tradotto con "Svelare il futuro".

Note al capitolo

Questo primo capitolo č pių un'introduzione che un capitolo vero e proprio.

 

25 luglio 1975

Sirius Black era annoiato. Erano le vacanze estive e come sempre da quattro anni a questa parte, si era rinchiuso nella sua stanza, evitando accuratamente i suoi genitori e suo fratello. La stanza, come il suo abitante del resto, si differenziava da tutte le altre in Grimmauld place n° 12. Le pareti erano tappezzate da stendardi di Grifondoro, fotografie di motociclette babbane, poster di ragazze babbane in bikini. Sirius, disteso supino sul grande letto, volse lo sguardo verso l’unica foto magica della stanza. Rappresentava  quattro studenti di Hogwarts che ridevano tenendosi a braccetto: i Malandrini. I suoi amici erano ciò che più gli mancava di Hogwarts. Stava giusto ripensando a tutti gli scherzi fatti l’anno prima assieme a James, quando il rumore di un sasso alla finestra lo riportò alla realtà. Si alzò di scatto, e nel dirigersi verso la finestra inciampò in un piccolo baule che sporgeva da sotto il suo letto. Il fatto che fosse di legno scuro,con un lucchetto argentato e che ispirasse pericolosità era un chiaro segno che Walburga Black, avendo già riempito tutto il resto della casa, aveva cominciato a stanziare i suoi oscuri acquisti anche nella camera del suo primogenito. Sghignazzando all’immagine mentale che si era formata nella sua mente (la faccia di sua madre quando aveva visto come era stata ridotta la camera del suo primogenito), Sirius si diresse verso la finestra e la aprì. Ad aspettarlo fuori, ciascuno in sella al proprio manico di scopa, c’erano James e Remus. “Heilà Felpato! Hai intenzione di farci entrare o no?” disse James sorridendo.
Sirius si spostò di lato per farli entrare, un sorriso raggiante stampato sulle labbra: alla fine i suoi amici si erano decisi a venire a salvarlo da quell’incubo.
“Dai prepara le cose, si va da James” disse Remus smontando dalla sua scopa e storcendo il naso al disordine che regnava nella stanza.
“Vedo che non siamo gli unici a dover convivere con il tuo disordine.” Disse osservando un’alta pila di abiti smessi che oscillava pericolosamente su una sedia
“Che ti aspetti Lunastorta, è stato rinchiuso qua dentro per quasi un mese. Inoltre sappiamo benissimo che Felpato non è esattamente ordinato. Hai presente la nostra parte del dormitorio?” disse James, anche lui sceso dalla scopa, mentre si dirigeva verso la foto dei Malandrini appesa al muro. Mentre Sirius gettava tutte le sue cose nel baule, gli giunse il mormorio di Remus “Eccome se ce l’ho presente...” subito prima di un’imprecazione non troppo velata da parte di James il quale giaceva prono sul pavimento.
“Per Merlino, che cos’è questo?” domandò quasi ringhiando mentre si rimetteva in piedi. Stava indicando il piccolo baule su cui Sirius stesso era inciampato poco prima.
“ Una trappola mortale piazzata da mia madre a quanto pare.” Rispose.
“E dentro c’è?” continuò James, il quale sembrava aver abbandonato il rancore nei confronti dell’oggetto che aveva appena attentato alla sua vita e lo guardava invece con un misto di curiosità e eccitazione.
“Non lo so e non lo voglio sapere. É di mia madre, quindi è sicuramente qualcosa di oscuro.” Ribattè Sirius. Aveva avuto abbastanza esperienze con gli oggetti dei sui parenti per farsi prendere dalla sua solita euforia quando si trattava di scoprire qualcosa di nuovo o di fare qualcosa di potenzialmente pericoloso.
“Ma come non sei curioso?” James sembrava non volersi proprio arrendere. Aveva persino fatto gli occhioni da cerbiatto per cercare di intenerire Sirius.
“ No” mentì Sirius, come al solito l’euforia di James lo stava contagiando.
“ Comunque non potremmo aprirlo, è chiuso  chiave e noi non possiamo fare magie fuori da Hogwarts.” Remus, il quale si era accucciato per osservare meglio il bauletto, interruppe i suoi pensieri.
“ Non c’è problema, lo scassino come niente. Andiamo lo so che può essere pericoloso, ma in tal caso tanto vale distruggerlo no? Farebbe infuriare tua madre e ci sarebbe un oggetto oscuro di meno in giro per il mondo.” Disse James, guardando Sirius con occhi supplichevoli. I due Malandrini erano entrambi accucciati attorno al baule. “Va bene, ma promettetemi che ce ne andiamo da questo posto.”
“Parola di Malandrini!”risposero in coro gli altri due. Sirius si era finalmente convinto. In fin dei conti James aveva ragione, se sua madre piazzava oggetti pericolosi nella sua stanza era meglio sapere di che si trattava, e in caso distruggerlo. Inoltre aveva tutto il diritto di aprire qualcosa che si trovava nella SUA stanza. Sorridendo si accucciò anche lui accanto a James il quale aveva già tirato fuori dalla tasca gli attrezzi da scasso. Con un clack il lucchetto si aprì, lasciando il bauletto alla mercè dei tre ragazzi. Alzando il coperchio Sirius rivelò una serie di ampolle contenenti liquidi di vari colori. Tutti i ragazzi sembravano attratti particolarmente da una, una piccola ampolla contenente un denso liquido blu notte. Emanava uno strano bagliore, e aveva qualcosa di particolare, un non so che di ipnotico. Sirius allungò la mano per prenderla e la osservò attentamente, gli occhi degli amici anch’essi fissi sull’ampolla.
 “Sirius Black! Vergogna della mia carne! Disonore della mia nobile casata! In nome di Morgana che diavolo stai facendo in quella disgusta stanza!” il chiasso dei ragazzi sommato ai tonfi di Sirius e James non erano sfuggiti alla signora Black, la quale strepitava dal corridoio. Colti dallo spavento i tre malandrini si girarono di scatto, ma i loro visi non furono mai così spaventati (o forse sì visti gli eventi che li attendevano) come quando sentirono il rumore di vetro infranto. Nello spavento infatti, Sirius aveva inconsciamente lasciato andare la presa sull’ampollina la quale si era infranta miseramente sul pavimento. La signora Black non scoprì mai cos’era accaduto, perchè in pochi secondi la pozione era schizzata sugli indumenti dei tre ragazzi, ancora accucciati davanti al bauletto, e con un sonoro crack i tre erano spariti.

 

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