Note alla storia

Benvenuti nella mia prima fic! Avrei saltato l'introduzione per rimandarvi direttamente alle note finali, ma credo che alcune parole siano d'obbligo.
La storia che sto sviluppando è ambientata durante il Sesto anno ad Hogwarts, ma sebbene si ispiri agli avvenimenti che ci risultano familiari leggendo Il principe mezzosangue se ne discosta in più punti. Si tratta della mia versione di quell'anno, più incentrata sui problemi interiori ed interpersonali che affliggono i nostri protagonisti, a causa di vari avvenimenti, che scoprirete man mano leggendo! Niente anticipazioni o vi rovinerei la sorpresa. Ci sarà anche un personaggio da me inventato che comparirà più avanti, avrà un ruolo importante ma non ruberà la scena ai nostri amati protagonisti, e cercherò di renderlo più calato possibile all'interno della storia e dell'ambientazione, non vi preoccupate!
Questa fiction è nata così per caso, da piccole e vaghe idee che si sono unite da sole a formare la trama di questa storia.

Per ora è tutto, ringrazio anticipatamente i miei lettori, e spero che troverete questo primo capitolo stuzzicante per ciò che avverrà in seguito. Vi prego inoltre di recensire e di farmi sapere tutto quello che vi passa per la testa se deciderete di leggera questa mia fic! Sapete meglio di me quanto è importante avere del feedback, qualunque esso sia!  

 

Capitolo 1 - Non l'ho mai vista così 
That we both may share the hope in hearing
that we're not just spirits disappearing

Roy Harper - Hope

Still I close my eyes and my mind becomes clear
Still I dream and there you are
How still you lie and how your eyes bring back the fear
Still I can't face what's going on in here

Anathema - The Beloved


Ron e Harry stavano comodamente seduti sui divanetti della sala comune di Grifondoro, sfogliando con aria svogliata gli appunti di Storia della Magia opportunamente copiati da Hermione. I tiepidi raggi solari che filtravano dalle vetrate stavano rapidamente lasciando spazio ad una timida oscurità in quel tardo pomeriggio di un venerdì di Novembre. Era stata decisamente una giornata piacevole, priva di nubi e caratterizzata da quella soave malinconia che solo l'autunno coi suoi caldi giochi di luce riusciva a creare.

Il lieve crepitare del fuoco donava alla sala un'atmosfera pacifica e sorniona mentre i pochi studenti che vi si trovavano scartabellavano libri ed appunti. Seamus e Dean erano impegnati in una partita a scacchi che stava volgendo a favore dell'irlandese, mentre in un angolo Lavanda Brown e Calì Patil apparivano intente a confabulare con aria grave, gettando saltuariamente delle furtive occhiate in direzione di Ron.

Ciò che aveva indotto Harry e Ron a destinare quel pomeriggio allo studio, non era dovuto alla presa di coscienza del fatto che, ancora una volta, erano riusciti a rimanere indietro con i programmi di quasi tutte le lezioni. Ormai erano al sesto anno, e nonostante le continue pressioni esercitate su di loro da Hermione, il loro ritmo di studio non aveva subito dei miglioramenti apprezzabili. E dov'era il problema? Per quanto Harry ne sapeva, finora erano riusciti a cavarsela decisamente bene alla fine di ogni anno. Anche i G.U.F.O. erano scivolati via senza troppi problemi. Allora, per quale ragione avrebbero dovuto imprimere un cambiamento di rotta? Harry ci aveva pensato su – non troppo, badate bene – e aveva liquidato la questione con un'alzata di spalle.

Se oggi però si erano dedicati a cercare di recuperare quanto possibile delle lezioni di Storia era semplicemente perché la sessione di allenamento di Quidditch era stata annullata. Avevano infatti deciso di concedere il campo alla squadra di Tassorosso, che dopo la batosta con Serpeverde aveva perso alcuni giocatori per infortunio, lasciando così la casa giallo-nera con dei pesanti vuoti tra le sue fila. Vuoti che dovevano essere colmati con un urgente provino supplementare indetto proprio per questo venerdì.

La porta dietro il ritratto della Signora Grassa si aprì all'improvviso riempiendo la fino ad allora tranquilla sala comune di un intenso vociare. Neville fece il proprio ingresso seguito da una torma di studenti del secondo anno, di ritorno dalla lezione di Erbologia, l'ultima della settimana.

«Cercate di fare silenzio ora! E provate a ricordare quello che la Professoressa vi ha detto...». Neville stava facendo del suo meglio, ma era evidente che quei ragazzini non avevano la minima intenzione di starlo a sentire. Oltrepassarono piuttosto rumorosamente la sala attirandosi gli sguardi minacciosi degli studenti più grandi di loro e si diressero verso i dormitori. Harry e Ron alzarono lo sguardo dagli appunti, voltandosi ad osservare la fonte di quel trambusto che aveva in un certo senso rotto l'incanto presente fino ad allora nell'accogliente casa di Grifondoro. Harry salutò con un cenno del capo Neville per poi tornare a concentrarsi su ciò che stava scrivendo. Ron invece rimase voltato, posando il braccio sullo schienale del divano e si rivolse al suo coetaneo.

«Ehi, Neville.»

«Oh ciao Ron! Harry» Neville si avvicinò un po' di più al divano, tenendo dei libri sottobraccio. «Sono di ritorno dalle serre, ero andato a controllare a che punto stesse la germinazione dei bulbi che abbiamo piantato la scorsa lezione». Aveva sempre dimostrato di essere portato per Erbologia, ed anzi era una delle poche materie in cui eccelleva, in cui si dimostrava sicuro di sé e delle proprie capacità. Se escludiamo Difesa contro le Arti Oscure, in cui aveva dato prova di una discreta abilità l'anno prima, nelle riunioni dell'Esercito di Silente e negli avvenimenti occorsi al Ministero.

«Spero non stiano prendendo freddo» tagliò corto sarcasticamente Ron, mostrando scarso interesse per l'argomento. Quei bulbi presto germinati in qualcosa di orribile e non aveva certo fretta di scoprire da cosa doveva proteggersi questa volta. «Senti Neville, hai visto Hermione per caso?» Cercò di mantenere un tono neutro, come se la cosa non lo riguardasse. Ovviamente non lo riguardava. Era soltanto una domanda. Come se non fosse assolutamente normale chiedere dove fosse una propria amica. Lavanda gettò un'occhiata cupa all'indirizzo di Ron.

«Hermione? No, non l'ho vista» Neville fece una piccola pausa. «Perchè?»

Ron fece spallucce «Così, per sapere. Grazie lo stesso». Fece un piccolo gesto con la mano in segno di ringraziamento nei confronti del ragazzo e si voltò per tornare a leggere gli appunti. A cercare di leggere gli appunti.

«Di niente. Vado un po' in camera, ci vediamo più tardi per cena» Neville scomparve rapidamente salendo le scale a chiocciola che portavano verso i dormitori.

Harry seguitò a leggere per alcuni istanti, prima che lo sguardo cadesse su di Ron, che sembrava fissare i fogli che aveva in mano come se non li vedesse nemmeno. A dire la verità, ultimamente Ron sembrava sempre un po' distratto, ed oggi più che mai. Se così facendo non si rendeva un gran compagno di divertimenti, il problema cresceva soprattutto quando si trattava di allenarsi a Quidditch. McLaggen si stava facendo avanti per rilevare Ron dal suo posto di portiere con crescente insistenza, non mancando di sottolineare ad Harry, con evidente fastidio di quest'ultimo, quanto il rosso fosse decisamente inadatto alla responsabilità di proteggere gli anelli. Ma anche fuori dal Quidditch le cose non andavano molto meglio. La tendenza, peraltro molto poco caratteristica, di Ron ad estraniarsi spingeva Harry a lasciarlo solo il più delle volte, rifugiandosi nella saltuaria compagnia di Dean, Seamus e Neville. Hermione dal canto suo si intratteneva con Harry soltanto se Ron non era presente, anche se negli ultimi tempi nemmeno in questo caso. Sembrava sempre indaffarata. «Sono prefetto, Harry» si sentiva rispondere. Oppure «Avremo anche superato gli esami, ma il carico di studio non è diminuito per niente». Espressioni che erano seguite da un rapido svolazzamento del mantello di Hermione, diretta altrove, lasciando Harry a guardarla per alcuni istanti con aria un po' sconsolata.

Harry chiuse il libro lasciando che l'indice della mano destra fungesse da segnalibro e si rivolse al suo amico, dopo averlo fissato per qualche istante.

«Ron»

Nessuna risposta.

«Ron»

Questa volta il ragazzo alzò lo sguardo sussultando, come se fosse stato riscosso da un sogno. «Hm?»

«Che hai?»

«Niente! Perchè?» Sembrava sulla difensiva.

«A me non sembra che sia niente». Harry sorrise un attimo guardando Ron che nel frattempo aveva gettato via il libro e aveva steso le gambe verso il camino, le braccia incrociate dietro la testa. «Davvero, puoi dirmelo se c'è qualcosa che non va. Ultimamente mi sembra di essere diventato invisibile per voi». Harry si guardò in giro per la sala come per cercare qualcuno, quindi tornò a guardare Ron e gli si avvicinò abbassando la voce. «È per via di Lavanda?»

Ron rimase nella stessa posizione, gli occhi fissi su un punto non precisato della parete sopra il camino. «Lavanda?» rispose dopo qualche istante senza guardare in faccia Harry. «No, macchè. Pensavo...pensavo agli appunti di Storia»

Harry per un istante non seppe se ridere o meno, ma cercò di contenersi visto lo stato non troppo felice in cui sembrava versare il suo amico in quel momento. «Agli appunti? Non credo ci sia molto a cui pensare, a parte il fatto che noi non li prendiamo mai» fece una piccola pausa. «Forse stavi pensando a chi te li ha dati?» Un tentativo, nulla di più. Anche se non porterà a niente, come sempre.

«Sì»

Harry lo guardò un po' sorpreso ma decise di scuotersi per non perdere uno dei rari attimi in cui Ron tornava a parlare di Hermione. «Ti va di parlarne?»

«Insomma, hai visto che oggi sono ritornato con i suoi appunti, no?»

«Sì, mi chiedevo come avessi fatto a...»

«Me lo sono chiesto anch'io, fatto sta che mi trovavo...»

 

...nel cortile di Trasfigurazione. Ron stava tornando dalle serre, dove aveva raccolto alcuni ingredienti che gli sarebbero serviti per le lezioni di Pozioni col Professor Lumacorno. Adesso stava percorrendo il portico che circondava il cortile, sovrastato dalla torre di Divinazione, dimora dei Corvonero. Aveva percorso metà del tragitto che lo avrebbe condotto all'ingresso del viadotto, da dove avrebbe potuto scendere nei sotterranei, quando all'altezza dell'aula di Trasfigurazione vide la porta aprirsi. Ne uscirono la Professoressa McGranitt ed Hermione. Ron si fermò poco oltre, osservandole, osservando Hermione. Stavano discutendo di qualcosa relativo al programma, Ron non sapeva bene che cosa e francamente non gliene importava granché. La McGranitt stava annuendo a qualunque cosa la giovane Grifondoro le stesse dicendo, quando notò la presenza di Ron, e gli sorrise. Doveva sembrare un idiota, piantato lì con un'espressione da ebete.

«Ne parleremo la prossima settimana, non mi sembra qualcosa di cui preoccuparsi eccessivamente, signorina Granger» disse con aria bonaria la Professoressa «Credo che il signor Weasley la stia aspettando». Detto ciò, salutò con un sorriso Hermione e oltrepassò Ron scomparendo dietro l'angolo. Hermione si aggiustò il mantello con la mano sinistra, mentre con la destra stringeva la sua borsa. Stava ancora rivolta verso l'aula di Trasfigurazione, non rivolgendo nemmeno uno sguardo a Ron, che si trovava defilato alla sua destra, giocherellando nervosamente con il sacchetto degli ingredienti.

«Hermione...»

Passò qualche attimo prima che la ragazza rispondesse.

«Sì?» La voce era atona, il volto sempre rivolto alla porta chiusa.

Ron fece qualche passo incerto verso di lei. Nessuna reazione.

«Come stai?»

Silenzio. Il portone di legno che conduceva all'aula doveva essere molto interessante, dato che la ragazza continuava a fissarlo.

«Bene» rispose dopo alcuni attimi che a Ron sembrarono durare poco meno di due ore. Ci si poteva aspettare la stessa domanda da parte di Hermione, ma sarebbe stata un'attesa vana. Ron continuò.

«Volevo...volevo dirti una cosa»

Un altro passo.

«So che adesso non ci parliamo molto, ma...»

Hermione si voltò lentamente ed incrociò lo sguardo di Ron, che si bloccò di colpo. Era passato decisamente molto, troppo tempo dall'ultima volta che erano stati così vicini. A lezione, nella sala comune, durante i pasti i due si erano tenuti sempre a distanza, quasi per una tacita forma di accordo volta a limitare i reciproci spazi. Ron iniziò appena ad ammirarne inconsciamente i lineamenti che tratteggiavano in maniera delicatamente sublime il suo viso, ma si interruppe non appena vide i suoi occhi.

Si era aspettato odio. O indifferenza forse, quella sì.

Invece ciò che vide era soltanto tristezza. Quegli occhi che amava tanto, di un morbido color cioccolato, erano velati da un'incompenetrabile tristezza, tale da provocare in Ron una sensazione disarmante, ma al tempo stesso un desiderio inspiegabile ed incontenibile di abbracciarla e...

«Cosa?»

Venne riportato alla realtà da quell'unica parola proferita da Hermione e si vergognò immediatamente di quell'ultimo pensiero. Si stava rendendo ancora una volta un'idiota. Non doveva dirle qualcosa? La sua mente sembrava pervasa da una tormenta di neve.

«Sì, ecco, si sta avvicinando il compito di Storia della Magia e, miseriaccia, sai come io ed Harry non siamo molto bravi a prendere appunti, quindi pensavo...» Fantastico, vai così.

Non fece in tempo a continuare, che Hermione aveva portato la borsa a sé, aprendola e rovistandovi dentro alla ricerca di qualcosa. Ron si bloccò e la guardò in silenzio. Dopo qualche attimo Hermione tirò fuori alcuni fogli accuratamente compilati e li porse a uno stupito Ronald Weasley.

«Sono gli appunti? Li posso avere veramente?»

Hermione fece un breve cenno d'assenso col capo e lasciò i fogli in mano a Ron. Poi richiuse la borsa e si mise in cammino oltrepassando Ron, senza aggiungere altro.

Ron si bloccò con gli appunti di Hermione in mano. Non era possibile. Non era possibile che glieli avesse dati così facilmente, senza redarguirlo, senza ricordargli che non avrebbe dovuto copiare. Che a lezione c'era pure lui e doveva svolgere il suo dovere. Che non si parlavano da settimane. No, era decisamente strano. Si voltò immediatamente per bloccare Hermione prima che si allontanasse troppo.

«Hermione!»

La ragazza si fermò quasi all'istante.

«Che c'è, Ronald?»

Si sbagliava o percepiva una punta di esasperazione? Forse era solo la sua immaginazione. Di certo non era un bel segno il fatto che lo chiamasse col suo nome intero, Ronald. Suonava distante, freddo, vuoto. Come lei. Ron dovette fare appello a tutte le sue forze per continuare a parlare, mentre una vocina gli suggeriva di starsene in silenzio e lasciar andare via Hermione - arrivederci e grazie, è stato un piacere fare affari con lei.

Rispose con voce più incerta di quanto avrebbe voluto.

«Beh, io e Lavanda ci siamo lasciati».

Ben fatto Ronald Bilius Weasley. Una gran pensata, non c'è che dire. Se prima sembravi un idiota adesso lo eri, pensò. Come gli era venuto in mente di dirglielo così, come se fosse un'informazione di cui Hermione aveva bisogno?

«Mi dispiace». Il tono era sempre inespressivo. Speravi in qualche reazione? Speravi che saltasse di gioia? Quella maledetta vocina dentro di Ron si stava facendo sempre più fastidiosa.

«A me no». No? Cosa stava dicendo? «Voglio dire, sì, insomma...un po'. Ma non è che le cose stessero andando benissimo» si interruppe brevemente per poi riprendere tutto d'un fiato, come a dover specificare meglio. «Ovviamente se ti sto dicendo questo è perché siamo amici e come tali dovremmo dirci le cose che contano»

«Ovviamente»

Rimasero un attimo a fissarsi, Ron che era andato in confusione totale. Dopo pochi attimi Hermione parlò di nuovo.

«Se è tutto, io andrei. Sono già in ritardo».

Detto questo non aspettà nemmeno una risposta da parte di un inebetito Ron e si voltò scomparendo dietro l'angolo del porticato. Ron restò ancora diversi minuti fermo lì in mezzo, in una mano gli appunti di Hermione, nell'altra gli ingredienti presi alle serre. Non notò nessuno degli studenti che gli passavano accanto. Stava pensando cosa lo avesse spinto a parlare ad Hermione, a dirle quello che le aveva detto. Al perchè nonostante si fosse appena lasciato con Lavanda non gliene importasse granché, se fosse normale perdersi subito nei pensieri di un'altra ragazza. Una sua amica per giunta. Uscì dai propri pensieri soltanto quando passarono di lì Malfoy e la sua banda. Il biondo Serpeverde commentò qualcosa a proposito di una nuova statua con le fattezze di Ron che avevano appena eretto nel portico, suscitando l'ilarità di quelli che lo circondavano, ma Ron lo sentì a malapena. Tuttavia decise di andarsene da lì e si diresse verso l'aula di Pozioni. Ci avrebbe pensato un'altra volta.

 

Harry ascoltò il racconto di Ron senza proferire parola, per non interromperlo. In realtà quanto riferito dal ragazzo non era stato esattamente corrispondente all'accaduto. Era intervenuto un inconsapevole filtro che aveva modificato gli avvenimenti così come li presentava ad Harry, facendolo apparire più sicuro di quel che era stato effettivamente, e sorvolando sulle sensazioni, per lui inspiegabili, che aveva provato mentre parlava con Hermione. Così, un po' per queste omissioni da parte di Ron, un po' per la tendenza a minimizzare quanto accaduto da parte di Harry, il discorso era destinato a viaggiare su binari alquanto instabili.

«E questo è quanto. Voglio dire, è un comportamento strano da parte sua no?». Ron rivolse uno sguardo ad Harry quasi implorante.

«Beh, effettivamente non mi sarei aspettato che ti desse gli appunti» rispose il ragazzo con la cicatrice a forma di fulmine, dopo aver soppesato la questione. «Mi sarei aspettato una bella tirata su quanto siamo zucconi e...»

«Sì ma a parte quello...» dal tono stizzito della voce di Ron si poteva ben desumere che non fosse quello l'aspetto che lo preoccupava di più. «...miseriaccia, mi è sembrata davvero distante, triste. Non l'ho mai vista così» Fece una pausa come per considerare più a fondo la cosa, inclinando la testa e tornando a fissare le fiamme che crepitavano tranquille all'interno del camino. «Secondo te è colpa di McLaggen?»

L'aveva detto. Harry sospirò, meravigliandosi di come l'argomento McLaggen (che ormai aveva sostituito egregiamente l'argomento Viktor - Vicky – il maledetto bulgaro – il campione – ah quanto non lo sopporto!) fosse emerso piuttosto tardi. Scacciò momentaneamente l'immagine dell'ultima lite che il suo amico Weasley e Cormac avevano avuto lungo il corridoio - a proposito del Quidditch! Naturalmente - e si decise a rispondere.

«Lo sapevo che saresti andato a finire lì. Ascolta, mi sembra evidente ormai che Hermione non voglia parlarne con noi. Si tratta di qualcosa che riguarda loro due, e non mi sembra opportuno immischiarci»

Ron sbuffò scuotendo la testa «Certo...»

«Sì, Ron. Non capisco cosa ti prende alle volte». Stava perdendo la pazienza ormai, non che fosse una cosa nuova per Harry. «Sono io che dovrei sbuffare, visto che nel giro di qualche mese mi sembra di avere a che fare con due sconosciuti». Si fermò un attimo, con aria corrucciata. «O meglio, con uno sconosciuto, visto che l'altra persona mi evita direttamente. Almeno sapessi cos'è successo, se sono stato io ad aver fatto qualcosa di male. Ma no, mi dico, tiriamo avanti, sono cose passeggere. Eh no, non guardarmi così, non hai ragione. E lo sai».

A quel punto Ron si alzò dal divano repentinamente, gettando i fogli degli appunti per terra. «Pensi che mi stia divertendo? Ci penso tutto il giorno...anche la notte» Si interruppe quasi subito perchè vide che gli altri studenti presenti nella sala lo stavano guardando con sorpresa. O con astio, se consideriamo Lavanda e Calì. Ron si abbassò verso Harry, seguitando a parlare con un tono di voce più basso, ma non per questo con meno animosità. «È il mio pensiero fisso ogni dannato giorno, da quando apro gli occhi ogni maledetta mattina finché non crollo la sera sul mio letto. E non capisco ancora perché la nostra amicizia si è ridotta così!»

Harry lo fissò da dietro le lenti dei suoi occhiali a montatura rotonda, gli occhi verdi che scintillavano. «Davvero non lo capisci?»

Ron non fece in tempo ad aprire la bocca per ribattere. Venne interrotto dalla porta d'ingresso alla sala comune che si aprì lasciando entrare un agitatissimo Colin Canon. Appariva trafelato, come se avesse fatto tutte le scale correndo come un indemoniato. Ma sembrava anche sconvolto, il terrore intrappolato nei suoi occhi.

«Harry!»

Appoggià le mani sulle cosce piegandosi avanti, per riprendere fiato, sbuffando sonoramente.

«Harry! Ron! È successa una cosa terribile! Hermione...»

Ron sbiancò all'istante, mentre Lavanda si portò una mano alla bocca, atterrita.

 

Note di fine capitolo

Che sarà mai successo? Orrore orrore!

Lo sapremo nella prossima puntata...

Intanto qua ringrazio chi abbia avuto il  buon cuore di arrivare fino in fondo, e spero che vi sia piaciuto questo antipasto, in attesa di leggere il prossimo capitolo.
Se potete lasciare una recensione avrete la gratitudine del vostro Kevan!

Per finire con una nota più seria, vorrei passare ai ringraziamenti.

J.K. Rowling ovviamente.
In gran misura a Stephen King, maestro indiscusso della scrittura e mia costante fonte di ispirazione.
Poi vorrei ringraziare tutti quegli artisti che mi hanno aiutato enormemente durante la fase di ideazione e di scrittura di questa fic, ovvero Anathema, Antimatter, Bonnie "Prince" Billy, Dakota Suite, My Epic.

Ma soprattutto grazie a te, che leggi questa storia. 

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