Un tuono in lontananza fece ridestare Harry all’improvviso. Teneva ancora stretto tra le mani il boccino d’oro che gli aveva regalato Silente: si era addormentato cercando di capire a cosa potesse servire, se potesse in qualche modo dargli un indizio su dove trovare il prossimo Horcrux.

Da quando Ron se n’era andato la situazione era diventata ancora più frustrante; passava ore a cercare un punto da cui cominciare la ricerca, rigirandosi tra le mani quella pallina di metallo sperando in un’idea, un’intuizione, un segno, e finendo ogni volta sempre sugli stessi inutili pensieri, a brancolare nel buio. Non aveva la più vaga idea di cosa fare.

Strinse il pugno intorno al boccino per poi scagliarlo con rabbia attraverso la tenda.

“Dannazione.”

Il tempo passava e lui non riusciva a far altro che spostarsi inutilmente da un posto all’altro, senza meta, costringendo Hermione a seguirlo, impotente nel vederla diventare sempre più triste. Questo soprattutto lo faceva impazzire.

Un fulmine attirò la sua attenzione e si avvicinò alla piccola finestra. Respirò forte, più volte, sperando di calmarsi, e i polmoni gli si riempirono di quell’odore acre, un misto di stantio, pioggia imminente e muffa, che sembrava quasi soffocarlo.

Fuori il cielo era coperto da nuvole gonfie d’acqua, così scure da coprire completamente la splendida luna piena che poco prima illuminava tutta la vallata. Un altro lampo squarciò il cielo, seguito da un ruggito fragoroso: di lì a poco sarebbe venuto giù un forte temporale.

Uscì per andare a cercare Hermione e darle il cambio, non voleva che stesse fuori con quel tempo. La trovò poco distante dalla tenda, seduta a terra poggiata contro un albero, con una coperta a coprirle le ginocchia e il libro che le aveva portato qualche ora prima ancora nella stessa posizione. Avvicinandosi si accorse che stava dormendo.

“Finalmente.”

Da quando Ron era partito sembrava come se si fosse spezzato qualcosa in lei: non leggeva più, mangiava a malapena, parlava solo lo stretto necessario, evitava il suo sguardo e piangeva. Piangeva in continuo, anche se mai di fronte a lui; pensava di non essere vista, ma lui la vedeva, la vedeva eccome. Aveva sempre gli occhi rossi, la voce rauca dal nodo in gola che la tormentava e la sentiva singhiozzare piano, nel cuore della notte, mentre cercava di soffocare il suo dolore nel cuscino. Anche adesso una lacrima le era sfuggita, rigandole il viso, mentre un’altra era rimasta intrappolata tra le sue lunghe ciglia. Aveva la bocca arricciata in una smorfia preoccupata e il viso sembrava ancora più pallido in contrasto con i profondi segni scuri sotto gli occhi e la nuvola di riccioli crespi, ancora più gonfi a causa dell’umidità, che le incorniciavano il viso.

Quando vide una goccia di pioggia caderle proprio sulla guancia, Harry si decise a muoversi. Con non poca fatica riuscì a prenderla in braccio, cercando di non svegliarla, e a portarla dentro la tenda, su uno dei letti.  Stava per andare fuori per il suo turno di guardia quando si sentì afferrare per un lembo della manica: Hermione si era svegliata e lo guardava con occhi tormentati.

“Ti prego, non lasciarmi,” sussurrò appena, stringendo la presa. “E’ colpa mia. E’ solo colpa mia se Ron se n’è andato.”

Sembrava sconvolta, Harry provò ad abbracciarla per tranquillizzarla, ma lei lo allontanò. Voleva assolutamente spiegargli la situazione. “Ron, Ron mi aveva chiesto di andare via con lui, ma io…” le morì la voce in gola, strozzata dai singhiozzi che non riuscivano a venir fuori. Il viso le si inondò di lacrime. “E’ così tanto tempo che credevo di… e invece… quando mi ha chiesto di scegliere io, io…”

“Hermione, non è colpa tu-“ ma la ragazza non lo lasciò finire.

“Invece sì! Lui non tornerà. Tu non capisci, tu non capisci!

Era da quando Ron li aveva lasciati che lei non riusciva a levarsi dalla mente la litigata che avevano avuto il giorno prima che il ragazzo andasse via.

 

“Sono stanco… Sono davvero stanco.”

“Lo so, Ron, lo siamo tutti. Ma sono sicura che prima o poi Harry avrà un’intuizione.”

Ormai erano giorni che si scambiavano sempre le stesse frasi vuote, ma questa volta Ron azzardò qualcosa che lei non si sarebbe aspettata.

“Non prendiamoci in giro, Hermione. Harry non sa cosa fare. Stiamo girando in tondo da più di un mese ormai e continueremo così. Non saremmo più utili alla Tana, a fare qualcosa di concreto invece di girare alla cieca? Io ho paura. Ho paura per la mia famiglia, vorrei stargli accanto in questi momenti, non ho loro notizie da ormai non so più quanto tempo. E poi soprattutto ho paura per te. Tu sei nata da genitori Babbani, non hai pensato a cosa ti succederebbe se ci catturassero?”

La ragazza abbassò gli occhi per non lasciar trasparire la preoccupazione che stava provando in quel momento e Ron continuò: “E se andassimo via?”

Lei lo guardò stupita dal tono deciso della sua voce “Ma non possiamo lasciare Harry da solo.”

“In fondo… questa non è la nostra guerra.” Vide il senso di colpa per un attimo attraversargli lo sguardo. “Siamo così giovani per morire. Andiamo via, possiamo aiutare Harry in qualche altro modo. Andiamo in un posto dove la guerra non possa raggiungerci e ricostruiamoci una vita… insieme.”

Hermione lo guardava a bocca aperta, senza sapere cosa replicare, mentre Ron, arrossito sotto le lentiggini,  aspettava la sua risposta con una strana espressione in volto, un misto di senso di colpa, decisione e sfida.

La ragazza alla fine lanciò uno sguardo furtivo, esitante, verso l’entrata della tenda, dove si intravedeva la figura del loro amico, fuori per il suo turno di guardia. Balbettò: “Ma Harry...”

Ron si alzò di scatto. “Lo sapevo. Sapevo che avresti tentennato. Harry! Sempre e solo Harry! Hermione non puoi più lasciarmi in bilico così, devi smetterla!”

La ragazza gli lanciò uno sguardo incredulo “Ma cosa stai dicendo?!”

“Possibile che non te ne renda conto?! Non fai che nominarlo, non parli d’altro che di lui! E’ sempre il tuo primo pensiero, la tua prima preoccupazione. Tu provi qualcosa per lui!”

“Non è vero. Togliti il ciondolo, è quello che sta offuscando il tuo giudizio!”

“Sì che è vero, e non è questa stupida collana a farmi parlare così; sei talmente codarda che non riesci ad ammetterlo neanche a te stessa!”

“Togliti quel ciondolo!”

Stavano quasi urlando, entrambi rossi in volto. Alla fine il ragazzo si tolse il pendente di Serpeverde dal collo, scagliandolo a terra, con rabbia. Nei suoi occhi scomparve un po’ dell’animosità di poco prima, ma non quel misto di amara consapevolezza e tristezza. “A lui regali dei sorrisi, degli sguardi… una dolcezza che non ti ho visto mai riservare a nessun altro. A nessuno.” Il suo tono ora non era più rabbioso, ma venato di dolore. “Neanche a me.”  

Harry entrò proprio in quel momento, attirato dalla lite. “Tutto bene, ragazzi?”

Ron raccolse il ciondolo da terra, lo rimise al collo e uscì, senza dire una parola, mentre Hermione aveva lo sguardo perso nel vuoto, sconvolta. Il giorno dopo Ron se ne sarebbe andato.

 

Harry la guardava senza sapere cosa fare, sembrava che lei si stesse sgretolando davanti ai suoi occhi, non l’aveva mai vista così, quando all’improvviso si accorse del solco rosso che le segnava il collo.

“Vieni qui.” Quando lei si avvicinò, le scostò i capelli e le sganciò il pendente di Serpeverde che ormai portava da più di due giorni. La guardò con attenzione dritto negli occhi, mentre la pioggia, in sottofondo, batteva sempre con più insistenza contro la stoffa tesa della tenda. “Va meglio ora?” Le lacrime continuavano a scendere copiose, ma la vide fare un lieve cenno affermativo con la testa e i suoi occhi castani riprendere un po’ di luce.

“Non è colpa tua. E’ questo maledetto ciondolo che ci fa andare fuori di testa.”

“Però tu non sai…”

Ma Harry non l’ascoltava. Si era alzato e stava armeggiando con i fornelli del piccolo cucinino. Dopo pochi minuti tornò con una tazza fumante.

“Tieni, è latte caldo con un po’ di Whiskey Incendiario. Ti farà bene.”

Hermione bevve a piccoli sorsi, godendo del calore che si irradiava dalla tazza fin dentro le ossa, mentre fuori la pioggia e i tuoni erano così forti da coprire quasi il suono delle loro voci.

Nella mente della ragazza tornò ancora una volta la scena di Ron che urlava contro entrambi, lei che erigeva il Protego tra loro…

 

“Tu cosa fai?”

“Cosa vuoi dire?”

“Resti o cosa?”

“Io…” Era a pezzi. “Sì… sì, io resto, Ron, avevamo detto che saremmo andati con Harry, che l’avremmo aiutato…”

“Capito. Scegli lui.” (1)

 

La voce di Harry la riportò alla realtà.

“Non è colpa tua, Hermione. Né colpa di Ron. Sono sicuro che ci starà già cercando, lui è solo un po’ troppo impulsivo, lo sai. Tornerà qui. Tornerà da te.” Le accarezzò dolcemente la guancia con un sorriso, che però non gli arrivò agli occhi, per qualche motivo colmi di tristezza. “Comunque non ti ringrazierò mai abbastanza per aver scelto di restare con me.” Le posò un bacio sui capelli ribelli, aspirandone il lieve profumo di shampoo e di pioggia. Hermione si morse forte il labbro inferiore, mentre altre due lacrime le sfuggirono di nuovo, traditrici.

“Basta piangere.” il ragazzo le prese il viso con entrambe le mani, asciugandole con i pollici quelle gocce di tristezza per poi alzarsi di scatto, distogliendo lo sguardo. Non riuscì tuttavia ad allontanarsi perché la ragazza l’aveva di nuovo afferrato per la manica.

“Siamo arrivati solo oggi, c’è una forte tempesta qui fuori, non credo che qualcuno ci darà la caccia stasera. Ti prego… rimani con me.”

Harry si girò a guardarla, sorpreso. Con quel tempo, era davvero improbabile che qualcuno li cercasse, senza contare gli innumerevoli incantesimi di protezione che avevano usato, ma non si sarebbe aspettato da Hermione una simile richiesta. Stava per aprire bocca per risponderle quando un rombo violento l’anticipò, facendo tremare la tenda. Hermione strinse forte le dita intorno al maglione di Harry.

“Ho capito…” per la prima volta da settimane, nel tono di voce del ragazzo c’era una nota sinceramente divertita. “Hai paura del temporale. Per questo non vuoi rimanere sola!”

Hermione si alzò in piedi con un’espressione tra l’indignato e il colpevole e le guance vagamente colorate di rosso. “Non è vero. Da bambina, forse, ma adesso non mi faccio spaventare da queste sciocchezze.” Aveva appena fatto in tempo a finire la frase che un altro tuono arrivò assordante e Hermione si nascose tra le braccia di Harry, tremando appena.

Harry abbassò lo sguardo sui suoi ricci, scoppiando a ridere. “Lo vedo, adesso sei grande; proprio una bambina coraggiosa!”

Hermione si staccò subito, arrossendo fino alla radice dei capelli e borbottando uno “Stupido...” mentre gli tirava un piccolo pugno contro il petto.

Harry sospirò in maniera teatrale “Ho capito…”

Appellò il Boccino e lo mise insieme al ciondolo di Serpeverde nel Mokessino che gli aveva regalato Hagrid, sotto lo sguardo curioso di lei. Dopo esserselo messo al collo, scostò le coperte del letto, ci si mise sopra e batté la mano sul materasso “Forza, vieni qui.”

Hermione continuava a guadarlo interrogativamente.

“Scommetto che tuo padre e tua madre ti facevano dormire con loro durante i temporali.”

“Non dire sciocchezze! Non mi presterò alle tue prese in giro.”

Harry la guardava divertito, mentre da fuori rombi continui squarciavano l’aria e la pioggia batteva sempre più violentemente contro la loro tenda, quasi volesse perforarla. Hermione resistette stoicamente qualche minuto sotto il suo sguardo, alla fine mugugnò “E va bene…” 

Si mise con la schiena contro il suo petto e si lasciò coprire e abbracciare proprio come una bambina. Non lo avrebbe mai ammesso, ma gli era davvero riconoscente: Hermione era terrorizzata dai temporali.

“Come facevi a sapere che dormivo tra mamma e papà quando c’erano i temporali?”

“Perché avrei desiderato tanto farlo anche io, da piccolo.”

Hermione gli prese la mano, stringendola appena. Ora non aveva più paura, si sentiva al sicuro.

Finalmente aveva buttato giù quella specie di barriera che aveva eretto tra loro da quando la partenza di Ron aveva insinuato quei dubbi nel suo cuore. Aveva paura di ciò che provava, aveva paura anche solo di incrociare lo sguardo di Harry e questo li aveva allontanati, indeboliti.

Per un po’ lasciarono che solo i rumori della tempesta riempissero il silenzio della tenda.

Era incredibile come la tensione che li stava schiacciando da giorni fosse stata spazzata via da una cosa futile come la paura di un temporale.

Dopo tanto tempo Harry, con Hermione tra le braccia, sembrava finalmente respirare meglio. Se lei fosse rimasta al suo fianco, in qualche modo avrebbe trovato una soluzione. “Non so cosa avrei fatto se fossi andata via anche tu. Sei la mia forza Hermione, lo sei sempre stata. Sei la mia guida.” le lasciò un bacio tra i capelli, stringendo appena l’abbraccio “Grazie per aver deciso di restare con me.”

 

*

 

Quando Hermione riaprì gli occhi doveva essere quasi l’alba, ormai. Si rigirò tra le braccia di Harry appoggiando il viso contro il suo petto. Il temporale era passato e la pioggia, leggera, batteva delicata contro la tenda, quasi in sincrono con il battito del cuore di lui. Si tirò su piano, cercando di non svegliarlo, trovandosi a pochi centimetri dal suo volto. Si era dimenticato di levare gli occhiali, che ora stavano scomposti sul naso, mentre ciocche disordinate di capelli scurissimi cadevano qua e là sui suoi occhi chiusi. Gli si erano allungati parecchio da quando erano partiti, avrebbe dovuto tagliarglieli.

Gli tolse con delicatezza gli occhiali; il ragazzo fece una smorfia buffa e Hermione sorrise.

“Io non ho scelto di restare con te, Harry. Io ho scelto te.”

Non aveva idea di cosa sarebbe successo da quel momento in avanti, l’unica cosa di cui era certa era la necessità di reagire. Non era da lei affogare nell’angoscia e anche se i suoi sentimenti erano più confusi che mai, avrebbe riacquistato la sua sicurezza e la sua positività. Harry aveva bisogno di lei al cento per cento e non di una ragazzina piagnucolante di cui preoccuparsi.

Si morse il labbro inferiore, indecisa, ma poi gli si avvicinò fino a posargli un bacio a fior di labbra, più delicato di un battito d’ali di una farfalla.

Di nuovo, muovendosi con cautela, posò la testa contro il suo petto, godendo del suo calore.

Il loro futuro era ancora incerto, ma la tempesta di quella notte aveva portato via un po’ della loro tensione, della loro apprensione, delle loro paure, e la quiete che gli aveva regalato li avrebbe aiutati ad affrontare con più sicurezza ogni nuovo giorno. Insieme.

 

 

Fine

 

1Il dialogo è preso da "Harry Potter e i Doni della Morte"

 

Note di fine capitolo

Era da tanto che volevo riscrivere una Harmony... questa è appena accennata, lo so, spero di fare di più la prossima volta!
Per me è finita così, ma se qualcuno volesse usarla come spunto per qualcosa di più, mi contatti senza problemi ;)
Grazie a tutti quelli che sono arrivati fin qui e soprattutto a Hyperviolet Pixie che è stata così gentile da farmi da beta ^_^

Un bacio, 

Sophie!

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