Note alla storia

Vi avverto, questa è la mia prima fan fiction, quindi una potenziale schifezza. Sto scrivendo alla giornata, non ho idea di come finirà questa storia. Spero di scrivere qualcosa di carino, comunque. Amo molto i Malandrini, e la lettura di belle fan fiction su di loro mi hanno invogliata a scrivere questa. Non è una SLASH, ma se i Malandrini fossero stati più grandi molto probabilmente lo sarebbe stata. Buona lettura. 

Disclaimer: Questi personaggi non sono miei, ma di Joanne Rowling. Questa storia non ha scopi di lucro.

Un piccolo problema peloso

 

Capitolo 1: Fargli sapere che sapevano.

Sirius e Peter, Grifondoro del secondo anno, stavano rientrando dal Parco, in un sabato mattina di Dicembre.
Faceva freddo e i loro cappotti non scaldavano abbastanza, così si erano messi a correre.
Erano stati a vedere la Stamberga Strillante.
Avevano visto i mobili distrutti, i segni d’artigli sulla tappezzeria e sulle poltrone.
Avevano scoperto da poco un passaggio segreto che, da una specie di “pozzo“ che si apriva sul terreno del Parco, portava alla cantina di un negozio d’abbigliamento di Hogsmeade.
Erano stati via solo una ventina di minuti.
Quello era il giorno, così avevano deciso.
Era stato Potter a capirlo, alla fine dello scorso anno: aveva notato la coincidenza dei malanni di Lupin con la luna piena, la sua predilezione per la carne, i canini un po’ più sviluppati del normale.
Tutto grazie a “Le imprese di Moony Earnshaw”, una saga di romanzi per ragazzi il cui protagonista era appunto un Lupo Mannaro.
Il fanatismo di Potter per quei libri era servito a qualcosa, aveva commentato Black.
Avevano indagato un pochino per conto loro, e avevano concluso che Moony Earnshaw era una fonte attendibile.
Lupin era loro amico, aveva il diritto di sapere che loro sapevano.

Black smise di correre mettendosi a camminare, imitato dall’amico ansimante, che gliene fu grato.
Osservò per un attimo il lago ghiacciato, poi si rivolse a Peter.
“Potremmo fare a palle di neve, più tardi, Peter.” Black aveva dodici anni ma non era stupido: sapeva cosa i maghi pensassero dei Lupi Mannari, e Lupin si sarebbe sicuramente spaventato da morire quando glielo avrebbero detto, immaginandosi già espulso, o lasciato solo; era fatto così.
Peter annuì, calcandosi il cappello sulle orecchie gelate.

Peter si sentiva un po’ spaventato all’idea di aver diviso il Dormitorio con un Licantropo, ma dopo tutto Lupin rimaneva lo stesso.
Era sempre stato gentile con lui, ancor prima di Potter e Black, che all’inizio lo avevano preso in giro.
In fin dei conti, lui e Lupin erano simili.
Minus non era un Lupo Mannaro, ma era un Nato Babbano e come mago non valeva granché.
Aveva solo quegli amici, e sapeva che senza di loro valeva ancor meno.
Non voleva perderli.
Black raccolse una manciata di neve con la mano guantata “Almeno ci divertiremo un po’ prima di dirglielo” e la lanciò per aria, il leggero venticello freddo sparpagliò leggermente i fiocchi mentre ricadevano a terra.
Minus tirò su col naso e annuì di nuovo.
Si rimisero a correre, e in pochi minuti raggiunsero il cancello socchiuso del Castello.
Proprio lì davanti un gruppo di studenti si bombardava a vicenda con la neve.
Dentro si stava meglio, Black si allentò la sciarpa coi colori di Grifondoro.
Ora non formavano più nuvolette col fiato.
Minus si sbottonò il cappotto.
“Darà di MATTO!” commentò Peter. “Forse penserà che lo consideriamo un mostro e non ci vorrà più parlare. E’ capace di scrivere ai suoi per tornare a casa.” Loro tre non lo consideravano un mostro, forse perché avevano imparato a conoscerlo.
O forse perché, alla fine, era una cosa da adulti che ancora non erano riusciti a comprendere del tutto.
Il ragazzino grassoccio guardò l’amico.

“Certo che ne è capace, E' Remus” gli rispose Sirius. “Ma non preoccuparti, lo faremo rinsavire, è stupido lasciare un posto come Hogwarts per un motivo così… così… TRASCURABILE” concluse con un sorriso poco rassicurante.
Sperava proprio che non finisse tutto a scatafascio.
Lupin era suo amico, non voleva maltrattarlo, o che se ne andasse.
“E tu, Peter, tutto okay?” chiese, notando sulla faccia dell’amico un’espressione cupa e pensierosa che gli si addiceva poco.
Black credeva di saper leggere Peter come un libro aperto.

“E’ così strano… penso a un Lupo Mannaro - un grosso animale con i denti aguzzi che vuole sbranarti - e poi penso a lui: non c’entrano niente” rispose Minus, aggrottando di nuovo la fronte.
Cercò d’immaginare Lupin che si trasformava.

“Tranne quando in Sala Grande c’è il suo piatto preferito!” scherzò Black, più che altro per risollevargli il morale.
“Sì, sì, scherza, voglio vedere come te la cavi più tardi, quando lui sarà furioso con noi!” fece Minus, si sentiva troppo nervoso per gli scherzi.

“Scusa, Peter, non ti arrabbiare” disse Sirius, dandogli una pacca sulla spalla. “Dài, torniamo in Sala Comune. So che James ha fatto scorta nelle cucine, mentre noi esploravamo.” Si diressero verso la Torre di Grifondoro, dove effettivamente stava tornando anche l’amico con gli occhiali.
E anche quello con i canini un po’ più sviluppati del normale, di ritorno dalla Biblioteca.

Fine del primo capitolo  

 

 

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