Note alla storia

Nel finale si parla dell’incontro di Peter e Sirius dopo la morte dei Potter. Non è ben chiaro quando e come avvenga, né se Sirius avesse capito già allora che Peter era il traditore. Quindi questo è la mia ipotesi personale.

Remus guardò la pesante porta chiudersi. Era indeciso sul dove avrebbe preferito trovarsi: se all’interno di quella stanza, a sorbirsi i rimproveri della McGranitt insieme ai suoi due compari, o a milioni di miglia in una qualunque direzione dell’universo. Diede un rapido sguardo alla spilla da Prefetto, che scintillava sulla sua divisa per il secondo anno consecutivo, e si domandò che diamine ci facesse lì. Silente gli aveva fatto quell’onore perché tenesse a bada i suoi soci e lui sentiva di dimostrarsi un enorme incapace: anche quella volta aveva fatto cilecca.
Sospirò affranto, scrollando le spalle.
«Ehi!»
Un ragazzo paffuto e con i capelli scompigliati si sporgeva da dietro lo spigolo del muro, facendogli cenno di raggiungerlo. La faccia tonda mostrava un tale stato d’apprensione che lo si sarebbe potuto scambiare per un pazzo sfuggito alle solerti cure delle infermiere del San Mungo.
«Peter!» esclamò a mezza voce, raggiungendolo.
«Allora? Che ha detto?» s’informò.
L’amico scosse il capo, decisamente abbattuto.
«Madam McGranitt era piuttosto contrariata. Se non ha tentato di infilzarci con la coda come una viverna inferocita, poco ci è mancato» ammise, tornando a fissare il battente di quercia. «Ma era peggio la faccia di Lumacorno, fidati. Mai visto in quello stato».
«E vorrei vedere» disse, sforzandosi di nascondere un risolino. «È un miracolo se quei suoi baffoni di paglia sono ancora al loro posto e non sulla sua nuca…»
«E il colore della sua faccia non stonava affatto. Giallo e viola non sono poi tanto male» convenne, pentendosene subito dopo: strizzò gli occhi per scacciare il ricordo di quella ridicola prugna ornata da due folte strisce di setole bionde che sormontava la veste color pistacchio.
Era cominciato tutto come un normalissima lezione di Pozioni, con i Malandrini appostati a metà dell’aula, la Evans che li teneva d’occhio dalla prima fila di calderoni, Mocciosus che spignattava con nauseante diligenza e Lumacorno intento a tessere le lodi dell’ennesima serie di illustri ex-alunni.
Tema dell’esercitazione era la distillazione dell’Elisir Brandinubi, un filtro poco noto, ma non per questo meno complesso. Durante l’esercitazione, James e Sirius avevano improvvisato una partita di Scacchi Magici sul tavolo, usando come pedine gli elementi del kit di Pozioni. I sommessi rimproveri di Remus non avevano sortito alcun risultato, fino a che, spazientito, il Prefetto aveva dato una manata al tavolo, con l’intento di disperdere i pezzi. La pila di bacche di Pilosina saltellante, che fungeva da torre a James, era crollata, rimbalzando in malo modo contro il calderone. Nel tentativo di acchiappare le drupe al volo, i quattro avevano teso le mani, lasciando cadere ciò che tenevano stretto: una penna appena intinta nell’inchiostro, un paio di bacche di agrifoglio, il misurino di vetro sporco di olio di melaleuca e gli avanzi di un biscotto d’avena.
Penna e misurino - appartenenti a Remus e Peter - erano precipitati quasi incolumi sul legno, mentre gli altri due elementi avevano scatenato una reazione imprevista nell’Elisir: il liquido aveva smesso di sobbollire, trasformandosi in un grumo nebbioso. Lumacorno, allarmato dall’insolito silenzio del quartetto che si sporgeva sbigottito sul paiolo, si era avvicinato ed in quel momento una minuscola nuvoletta azzurrina si era levata dal preparato ad accarezzargli il faccione. Aveva sorriso bonario ai ragazzi, mentre tutta la classe sbarrava gli occhi. In capo a pochi attimi, il suo volto si era gonfiato, aveva cambiato colore ed il docente era stramazzato a terra con un tonfo sonoro. Sirius si era sentito in dovere di commentare con un laconico “fatto il misfatto”, mentre addentava con noncuranza un altro biscotto. Inutile dire che i colpevoli erano stati indicati senza possibilità di dubbio e “invitati” nell’ufficio della McGranitt non appena Lumacorno era rinvenuto.
«Per quanto credi ne avranno?» sbuffò Peter, allungando il collo verso il corridoio.
«Non ne ho idea. Però penso che non se la caveranno a buon mercato. Questa volta c’è di mezzo un insegnante, è roba grossa. Hanno passato il segno, anche se non di loro iniziativa».
Si scambiarono un’occhiata eloquente e Peter tirò fuori dalla tasca delle Cioccorane.
«Come prenderanno l’ennesima “novità”, i signori Potter? Sai, avendo recentemente scoperto di aver adottato Sirius a loro insaputa… non so se il signor Harrison sarà in grado di reggere anche questa» ma Remus lo interruppe con un gesto della mano.
Si allontanarono dall’ufficio della professoressa e sedettero su una delle tante scalinate di Hogwarts. Remus prese a massaggiarsi vigorosamente la faccia, dando l’impressione di volerla strappare via.
«Ho il sospetto che questa volta lui e la signora Stephanie avranno bisogno di una dose massiccia di Infuso Stendinervi. La McGranitt ha minacciato una lettera lunghissima, condita con dovizia di particolari» mugolò.
«Che scommetto le ha fornito quella carogna di Mocciosus» borbottò.
«Pete, per favore, non ti ci mettere anche tu. Severus non è poi tanto male» lo difese l’altro, sinceramente afflitto dall’accanimento che gli amici mostravano verso il compagno.
«No, hai ragione. Voleva solo farti buttare fuori da Hogwarts e raccontare a tutti che sei un…»
Peter non terminò la frase, interrotto da un’esclamazione che riecheggiò lungo il corridoio, facendoli trasalire.
«Proprio voi stavamo cercando!»
I ragazzi rimasero petrificati, sgranando gli occhi sulle due Prefetto che avanzavano a passo di marcia nella loro direzione. Una aveva i capelli bruni e ricci, l’altra rossi e lisci. Man mano che  Lily Evans e Gertrude Donachie si avvicinavano, si sentivano sempre più parte del gradino su cui sedevano.
«Perché ci cercano? Non abbiamo fatto niente!» bisbigliò allarmato Peter, allungandosi indietro, quasi a cercare dello spazio extra per difendersi da qualunque assalto le ragazze volessero portare.
L’amico non spiccicò parola, imitandolo mentre arretrava ancora un poco, fino a salire sul gradino superiore.
«È… molto che mi cercavi, Evans? Qualche problema con quelli del primo anno?» azzardò Remus, augurandosi d’aver visto giusto.
«No. Fortunatamente i problemi li ha qualcun altro,» sogghignò lei, alludendo a Potter e Black, ancora bloccati dalla McGranitt, «così avremo modo di parlare con entrambi».
«Entrambi?» domandarono atterriti.
La cosa non suonava affatto bene.
«Ordunque» esordì la Prefetto di Corvonero, sorridendo inequivocabilmente a Peter. «Messeri, la di voi presenza ci sgrava di un lungo peregrinare in codesti tristi anditi, che il diurno astro sovente abbandona in favore di…»
Alle espressioni attonite dei ragazzi, Lily diede di gomito all’altra, roteando gli occhi ed ostentando un vago sfinimento.
«Gertie, non sei al gruppo di Letteratura. Parla da strega comprensibile».
La ragazza abbozzò un sorriso imbarazzato.
«Scusami, ma abbiamo appena provato ad interpretare la scena clou dell’“Gyula Csongrái”» si giustificò, rivolgendo lo sguardo ai due sul gradino, quasi aspettasse un cenno o una domanda.
Vedendo però che si ostinavano a mostrare un’espressione da fuggiaschi messi all’angolo, tentò di smuoverli, scatenando un misto di ilarità e disperazione nell’amica.
«Voi sapete, vero, cos’è “Gyula Csongrái”?»
Il Prefetto di Grifondoro negò muovendo lentamente il capo. Peter, riavendosi all’improvviso, diede la risposta al quesito:
«Letteratura di inizio secolo. L’opera più celebre dello stregone ungherese László Darnyi» concluse.
Remus diede un’occhiata interrogativa a Peter. Come faceva a saperlo? Lui fece una smorfia che sembrava significare “non chiedermelo ora”.
«Fantastico!» esclamò Gertie, sinceramente impressionata.
«Sì, fantastico. Ora potremmo passare a questioni più importanti?» insisté Lily, avanzando di un passo.
«S-sarebbe a dire?» s’informò timido Peter, a cui pareva che le ragazze fossero divenute immense quanto la Torre di Astronomia.
«Le signorie vostre dovrebbero cortesemente prestare il braccio a codeste donzelle, acciocché possano prender parte al dileggio…»
«Gertie!» strillò spazientita Lily.
«Va bene, quante storie!» replicò la Donachie, levando le mani in segno di resa. «Ci accompagnereste alla festa prenatalizia del Lumaclub?»
Lumaclub. Una parola sola, breve parola sinonimo di smancerie, spregevoli vanterie, manicaretti e noia abissale. Nessuno, ad eccezione degli studenti invitati dallo stesso Lumacorno, avrebbe mai e poi mai desiderato prendere parte a quegli incontri.
«Come sapete il professore organizza ogni anno una festa prenatalizia e vuole che i suoi invitati si presentino accompagnati» spiegò Lily, con molta calma. «Non possiamo andare sole. Ci servono due cavalieri. Voi!»
L’affermazione aveva un che di comico e terrificante. Due Malandrini – quelli sbagliati, pensavano i ragazzi – a fare da accompagnatori a due studentesse modello, carine, intelligenti e fra le predilette di Lumacorno, per giunta. No, qualcosa non quadrava.
«Noi?! Ma… perché?»
«Ti prego, Peter. Non dirmi di no» lo supplicò Gertrude.
Minus si sentiva in imbarazzo: gli occhi della Corvonero non lo mollavano un secondo. Non era la loro insistenza a farlo sentire agitato - la conosceva da anni, sapeva che aveva il vizio di fissare la gente per i motivi più disparati -, bensì la strana luce che li pervadeva. Era troppo felice.
«Ma… io… Perché io, Lily?» piagnucolò Remus, atterrito.
Pensava al suo guardaroba, trovandolo inadeguato a qualsiasi evento mondano. Ma soprattutto pensava a James.
«Perché sei un Prefetto, mio collega diretto in questa carica, membro della mia stessa casa e perché sono sicura di non correre alcun rischio con te al mio fianco. Non sei un esibizionista, un approfittatore o uno svitato. E anche se a volte ti comporti come se non fossi degno della fiducia che ti ha concesso il professor Silente, ti meriti un premio».
«Veramente io non credo di…» tentò di obbiettare.
Purtroppo la Evans sapeva essere piuttosto cocciuta: lo afferrò per un braccio, dandogli uno scossone.
«Andiamo, Remus! Cosa potresti farmi di tanto brutto? Scambiarmi per una tartina e mordermi?» scherzò, sperando di strappare un sorriso e l’assenso sperato a quel ragazzo tanto timido e a modo.
«Non la metterei su questo piano…» replicò invece lui, offeso. «Con me rischi davvero grosso».
«E perché, sentiamo?»
La domanda era ingenua, ma mise in allarme i Malandrini.
«Perché… non sono uno da feste! Sono troppo silenzioso, troppo imbranato, troppo… troppo…» e si volse a guardare l’amico, in cerca d’aiuto.
«Troppo sciatto!» intervenne Peter. «Sì, sul serio. Brutti vestiti, taglio di capelli inguardabile, poca esperienza di questo genere di avvenimenti. Anzi, nessuna! Davvero, grazie per l’invito, ma noi non siamo propri tipi da quel tipo di feste. Non siamo in grado di muoverci, di conversare come si deve. Vi faremmo solo fare una brutta figura».
Si sentì estremamente orgoglioso per quella scusa ideata in pochi secondi. Era perfetta, plausibile ed educata.
«Sei troppo modesto. L’anno scorso te la sei cavata egregiamente alla festa del Ministro» obbiettò Gertie, distruggendo con poche sillabe la sua artistica giustificazione. «Me lo ricordo bene: io c’ero».
Aveva dimenticato che in più d’un’occasione avevano finito col farsi compagnia durante le interminabili serate presso la sala dei banchetti del Ministero. Si diede dello stupido: meritava le prese in giro di Sirius e James, quando gli davano del tonto. Come aveva fatto a dimenticare una cosa simile?
«Bene. Allora, è fatta. Sarete i nostri accompagnatori» sentenziò soddisfatta Lily, nonostante le loro espressioni sbigottite.
«La festa è venerdì sera alle diciannove. Ci aspetterete all’ingresso della scuola alle diciotto e quarantacinque. Da lì andremo alla festa insieme» decretò Gertrude, il cui sorriso ormai illuminava a giorno il corridoio.
Detto ciò, le Prefetto girarono sui tacchi e se ne andarono, zittendo sul nascere ulteriori proteste.
Passarono alcuni minuti prima che Peter riuscisse a spiccicare parola.
«Sempre meglio della punizione di Felpato e Ramoso, qualunque sia» sospirò fingendosi ottimista.
«Tu dici? Uscire con due ragazze, con quelle due ragazze non ti pare una catastrofe? Una tragedia? Quasi quasi rimpiango che non ci sia luna piena… sarei potuto andare a rintanarmi alla Stamberga e tanti saluti alla festa!» esclamò, prendendo la testa fra le mani.
«Remus?» ciancicò, dopo essersi infilato in bocca un paio di Gommabaleni.
«Sì?» gemette.
«Non dirai a James che esci con Lily, vero?»

Note di fine capitolo

László Darnyi è uno scrittore-mago di mia invenzione, così come la sua opera.

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