La promessa

 

 

 

 

Narcissa guardava fuori dalla finestra della sala da pranzo, sperando che quel ricordo di bambina sparisse dalla sua mente. Continuava a fissare i fiocchi di neve candidi che cadevano dal cielo danzando tra loro, lentamente, prima di posarsi lievi e silenziosi sull'immacolato manto che aveva ricoperto i giardini di casa Malfoy, facendoli sembrare incantati anche senza l'uso della magia.

Era il giorno del suo fidanzamento, nel salone dei ricevimenti numerose persone l’avevano appena riempita di congratulazioni e lei sarebbe dovuta essere soddisfatta: la stirpe dei Black, fiera della propria purezza, grazie a lei si sarebbe legata con una delle casate più antiche del mondo della magia, i Malfoy.

Ancora ricordava quando il padre, quattro mesi prima, l’aveva convocata nel suo studio dicendole che Lucius Malfoy aveva chiesto la sua mano.

 

“Vieni, Narcissa. Ho una notizia per te.”

La ragazza entrò nel grande e cupo studio di suo padre, e prese posto sulla sedia di fronte all’antica scrivania in mogano. Suo padre era intento a leggere alcune carte e quasi non alzò lo sguardo da esse quando cominciò a parlarle: “Oggi è passato di qui il giovane rampollo di casa Malfoy, Lucius. Lo conosci?”

“Sì, padre. Frequentava Hogwarts, si è diplomato l’anno scorso.”

“Bene, mi fa piacere che tu sappia già di chi sto parlando. Il ragazzo è venuto qui per chiedere la tua mano. E io ho accettato.”

Narcissa rimase completamente senza parole. Bellatrix l’aveva avvertita che suo padre voleva sistemarla con un uomo degno di portare avanti la stirpe dei Black, ma lei sperava di avere più tempo a disposizione, magari di incontrare l’uomo giusto prima che gliene venisse imposto uno.

“Ma… non è troppo presto, padre? Non ho neanche terminato gli studi.”

Cygnus Black continuava a prestare maggiore attenzione alle carte che a sua figlia. “Il fidanzamento ufficiale avverrà durante le vacanze di Natale, così avrai tutto il tempo di prendere i tuoi M.A.G.O. in estate, prima della cerimonia.”

“Ma-”

“Niente ‘ma’, Narcissa.” Finalmente alzò gli occhi dai suoi documenti, fulminandola con lo sguardo. “Dopo la fuga di quella… stupida… di tua sorella, la nostra famiglia ha perso credito e prestigio. Chi credi che si vorrà mai impegnare con noi, dopo che Andromeda ha sporcato il nostro onore, scappando con quel Mezzosangue? C’erano voci che dicevano che Lucius avrebbe dovuto sposare Selene McMillan, e quando oggi l’ho visto qui, a chiedere la tua mano, non mi è parso vero. I Malfoy sono una famiglia antichissima e di inestimabile prestigio. E’ un’occasione che non capiterà ancora. Quindi non voglio sentire alcun ‘ma’, siamo intesi?”

Narcissa abbassò lo sguardo e fece un cenno di assenso. “Sì, padre.”

“Brava la mia Cissy.” Tornò a concentrarsi sulle sue carte senza neanche un accenno di sorriso. “Quando esci chiudi la porta.”

 

Durante quei mesi passati ad Hogwarts, Narcissa si era convinta che alla fine era suo dovere obbedire al padre, e l’idea di quel matrimonio tanto affrettato non le parve poi così brutta. Se non altro le era andata meglio che a Bella: Rodolphus era veramente brutto.

Ma quando quella sera Lucius le aveva fatto scivolare l'anello al dito, si era sentita come se qualcuno le avesse compresso i polmoni, impedendole di respirare liberamente.

Guardò il diamante che portava all’anulare sinistro e una sensazione di gelo le riempì l'anima, come se effettivamente anche nel suo cuore avesse iniziato a nevicare.

Si avvicinò al fuoco con la speranza che quelle fiamme ardenti potessero in qualche modo sciogliere il gelo che avvertiva dentro di sé, e riprese il bicchiere che aveva posato sulla mensola del camino, bevendone un lungo sorso. Posò lo sguardo sul falò scoppiettante, che sembrava quasi volersi fare beffa del suo stato d’animo, e di nuovo le tornò alla mente quel vecchio ricordo che quella sera non voleva proprio abbandonarla.

 


*10 anni prima*

 

"Andromeda! Andromeda! Dove hai preso quel libro così strano? Le figure non si muovono nemmeno!" La piccola Narcissa guardava come incantata quell'oggetto così strano che la sorella teneva gelosamente tra le mani.

"Ho visto una bambina Babbana al parco che ce lo aveva e ho chiesto a Minzy di trovarne uno anche per noi!"

Bellatrix, che stava lucidando la sua bacchetta nuova di zecca, scattò in piedi e disse "Quell'elfa domestica non imparerà mai! Come ha osato introdurre un oggetto Babbano in questa casa! La farò frustare dalla mamma."

"No, ti prego, Bella! Non farlo! Lo sai che Minzy non può disobbedire ad un ordine diretto: io l'ho costretta! E poi se glielo dici, la mamma mi toglierà il libro!" Andromeda si aggrappò alla manica del suo vestito, ma Bellatrix la scrollò via. "Devi smetterla di difendere quell'elfa. Anche se le hai dato un ordine diretto, lei SA che alcune cose non può farle." Con una luce cattiva nello sguardo, prima di lasciare la stanza, aggiunse: "Non dirò alla mamma del libro, ma l'elfa merita una lezione."

Gli occhi di Andromeda si riempirono di lacrime. “Perché è sempre così cattiva con Minzy?”

Narcissa l’abbracciò per cercare di consolarla. “Sono sicura che non le farà tanto male. Non essere così triste, alla fine è solo un’elfa domestica.” Vedendo lo sguardo indignato dell’altra, Narcissa continuò “Papà dice sempre che loro sono contenti quando vengono puniti, perché è loro dovere obbedire ad ogni nostro comando.” la sorella non sembrava affatto convinta, ma Narcissa non parve farci caso e considerando la questione risolta aggiunse con un filo di speranza nella voce.

"...Ti va di leggermi la favola Babbana?"

Andromeda si asciugò le lacrime agli angoli degli occhi e, anche se ancora imbronciata, fece di sì con il capo.

Quando finirono di leggere Cenerentola, entrambe avevano lo sguardo sognante.

"Che bello... hai visto quanto erano innamorati?” Narcissa si mise sul divano accanto alla sorella, accucciandosi contro di lei come un gatto. Andromeda le arruffò i capelli dorati, guardandola con dolcezza. “Quando sarò grande, anche io troverò il mio amore, lo sposerò e vivremo felici e contenti!"

“E se non trovassi mai il vero amore?”

“Non hai visto la favola, Cissy? L’amore vince su ogni difficoltà! Sono sicura che mi troverà e sarò felice! Saremo felici! Anche tu devi cercare il tuo vero amore! Mi prometti che ti innamorerai e sposerai il tuo principe azzurro?”

“Sì, Dromeda. Te lo prometto.”

 

Lucius entrò nella sala da pranzo buia, illuminata solo dal fuoco acceso nel camino in fondo, e proprio lì trovò la ragazza che stava cercando.

Narcissa era avvolta in un lungo vestito di velluto verde scuro, che metteva in risalto la sua carnagione delicata e i suoi capelli chiari, quella sera raccolti in un morbido chignon. Nonostante gli desse le spalle, qualcosa nella sua postura gli fece sospettare che fosse infelice. Si concesse di osservarla in silenzio prima di rivolgerle la parola.

“E’ da un po’ che ti cerco, Narcissa. E’ tutto a posto?”

Come se fosse stata scossa da un sonno profondo, la ragazza sobbalzò facendo quasi rovesciare il liquido ambrato del suo calice.

“Lucius, mi dispiace, non mi ero accorta di essermi assentata tanto.”

Lo vide sfilarsi un fazzoletto dalla tasca, avvicinarsi a lei e con delicatezza sfiorarle la guancia.

“Oh…” fu tutto quello che riuscì a dire Narcissa. Era stata così presa dai suoi ricordi che non si era neanche accorta di quelle lacrime insensate che le avevano rigato il viso.

“Così va meglio.” Disse Lucius con un sorriso quando finì. Non si erano frequentati molto ad Hogwarts, ma raramente l’aveva visto sorridere così; di solito manteneva un’aria sempre molto distaccata e un po’ arrogante. “Sei sicura di stare bene? Bellatrix prima mi stava accennando qualcosa riguardo vostra sorella.”

Superata la sorpresa iniziale, Narcissa replicò prontamente: “No, non preoccuparti. Andromeda…” senza volerlo gli occhi le pizzicarono di nuovo, ma non lasciò che altre lacrime inutili raggiungessero le altre. “Mia sorella non c’entra nulla. Bella ha la lingua troppo lunga, l’altra sera è uscito l’argomento e ci chiedevamo se lei fosse a conoscenza del nostro fidanzamento, tutto qui. Non mi sarei mai sognata di invitarla, dopo tutto quello che ha combinato.”

Una luce di approvazione accese lo sguardo di lui. “Sono felice che la pensi così. Dopo il disonore che ha gettato sulla tua famiglia scappando con quella… feccia… non avrei potuto farla entrare. Neanche per il fatto che è tua sorella.” Per un attimo, Lucius riassunse la stessa identica espressione con la quale era abituata a vederlo a scuola. Poi però il suo sguardo cambio nuovamente. “Posso chiederti allora come mai stessi piangendo?”

“Non è niente, davvero. Forse è solo un po’ di tensione, tutto qui. Tu torna pure dagli ospiti, ti raggiungo tra un istante.”

Lucius la guardò a lungo, mentre gli occhi di lei riflettevano ancora lucidi le fiamme del camino senza in realtà vederle davvero. Stava per andarsene, quando all’improvviso cambiò idea. Quasi contro voglia, lottando contro il suo orgoglio, le disse: “Sai, avrei dovuto sposare Selene.”

Narcissa si girò a guardarlo con aria interrogativa e lui le si avvicinò di nuovo. “Mio padre è sempre stato in ottimi rapporti con la famiglia McMillan e, sin da quando eravamo piccoli, mia madre e sua madre sognavano una nostra futura unione.”

“E cosa ti ha fatto cambiare idea?”

“Tu.”

Narcissa alzò lo sguardo su di lui, completamente sorpresa. A quella reazione, Lucius non poté fare a meno di sorriderle, e le prese le mani tra le sue. “Forse neanche lo ricordi, ma durante il mio ultimo anno, poco prima delle vacanze di Natale, ci siamo scontrati nel corridoio.” Narcissa sorrise, annuendo e lui continuò a parlare, giocando con l’anello di lei, rievocando sensazioni mai confessate, forse neanche a sé stesso. “Non mi ricordo cosa successe esattamente, perché ogni volta che ci ripenso mi viene in mente solo il modo in cui ti sei sistemata la ciocca di capelli dietro l’orecchio, e il tuo sorriso dolcissimo. Quando durante il diploma ho capito che non ti avrei più rivista, ho deciso che saresti stata mia moglie. Ho dovuto litigare con mio padre perché acconsentisse a queste nozze, per via di tua sorella. Ma alla fine ha ceduto.”

Narcissa era completamente senza parole;  Lucius non le aveva mai dato cenno di provare qualche interesse per lei ed ora non sapeva assolutamente cosa pensare.

Lui le prese il viso con entrambe le mani, sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio, e il cuore di lei cominciò a battere come non aveva mai fatto in sua presenza. Fu come se le parole di Lucius in qualche modo avessero fatto breccia nel muro di neve che le si era creato nel petto. “Lo so che non è facile sposarsi senza amore, Narcissa. Ma tu mi piaci, mi piaci davvero. Devi essere mia. Cercherò di essere per te il miglior compagno possibile, e sono sicuro che, prima o poi, l’amore arriverà. Sei disposta ad accompagnarmi in questa avventura?”

“Sì...” rispose lei, quasi in un sussurro.

Lui scese sulla sua bocca con dolcezza, lentamente. La strinse a sé in un bacio delicato, che li coinvolse entrambi in modo inaspettato. Il loro primo bacio. Quando si staccarono, Narcissa aveva ancora gli occhi lucidi, ma il viso ora rilassato da un sorriso dolce.

Lucius la prese per mano. “Vogliamo andare? In fondo sono tutti qui per noi due.” Disse iniziando a condurla verso il salone dei ricevimenti.

Mentre camminava, Narcissa finalmente si sentì libera da quel gelo che sentiva dentro, come se il calore del fuoco fosse finalmente riuscito a riscaldarla un po’. Stava sempre sposando un uomo che conosceva appena ma, in qualche modo, quel bacio l’aveva tranquillizzata. Non voleva ammetterlo, ma si sentiva più leggera anche perché, nel profondo del suo cuore, sapeva di non aver deluso, almeno in parte, quella vecchia e stupida promessa.

 

 

 

 

Fine


Note di fine capitolo

Ciao a tutti! Eccomi qui per la prima volta in assoluto ad utilizzare questi personaggi :) La situazione è stata molto pilotata dal pacchetto che mi è capitato al contest, ma spero di aver stemperato un po' una scena così poco originale con il ricordo di Narcissa e Andromeda. 
Ho cercato di capire come potesse essere Narcissa da giovane, e me la sono immaginata abbastanza remissiva e accondiscendente, schiacciata sia dalla presenza di due sorelle più grandi dai caratteri contrastanti, sia dalla probabile educazione rigida che si immagina impartita in una casata antica e votata alla purezza del sangue come quella dei Black. Poi però, lasciando la casa della propria infanzia e creando qualcosa di suo, penso abbia tirato fuori un carattere più forte e deciso, soprattutto quando si trova a dover difendere la sua famiglia e tutto ciò che è riuscita a creare. Lo l’ho pensata così ^_^’
Mi auguro che la storia vi sia piaciuta e vi ringrazio di essere arrivati fin qui!
Spero alla prossima,


Sophie

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