Note alla storia

Dopo tanta assenza, ritorno a parlare di Harry Potter =)
Primo tentativo di scrivere su Severus Snape: spero il risultato non sia totalmente un disastro ^^

Bax, Kla

Severus Snape aspettava.
La battaglia infuriava sotto di lui, ma nulla, nemmeno le urla dei suoi amici – se mai ne avesse avuti – avrebbe scalfito la serenità che provava in quel momento.
Sapeva che era questione di minuti, ormai.
Voldemort avrebbe presto preteso il pagamento di un prezzo troppo alto persino per lui che, da sempre, si era vantato di non temere niente e nessuno.
Ma stavolta Severus non era certo di riuscire a saldare il debito col Signore Oscuro.
Lui voleva vivere. Voleva portare a compimento quella missione di cui si era fatto carico sedici anni prima.
E soprattutto non voleva più fingere.
Lo aveva fatto per così tanto tempo che si stupì di come, nel suo animo, potessero albergare sentimenti sinceri.
Ma, si disse, forse era dovuto alla fine che, inesorabile, stava avvicinandosi.
Se chiudeva gli occhi poteva quasi figurarsi la nera signora che avanzava lenta verso di lui, con la mano diafana tesa a reclamare la sua vita.
E Severus si ritrovò a desiderare di poter tornare indietro, a quando tutto ciò che era stato poteva ancora essere cambiato, per regalare un nuovo futuro alla persona più importante della propria vita.
Seduto nello studio di Dumbledore – non si sentiva degno del ruolo che ricopriva, e non sentiva suo neanche quel luogo – stringeva tra le mani un frammento di fotografia: Con affetto, Lily.
Quello era tutto ciò che gli restava della donna che aveva amato più di se stesso, al punto da donare l’intera sua esistenza solo a lei.
Quel misero pezzo di carta, quell’affetto non per lui ma per quel cane rognoso che era stato Sirius Black, e il dolore che gli stringeva il petto ogni qualvolta pensava a lei erano tutto ciò che faceva capire a Severus che Lily Evans era vissuta davvero. Che davvero la dolce ragazzina dagli occhi verdi aveva incrociato il suo cammino, che quel legame che sentiva crescere dentro di sé, nonostante tanti anni fossero trascorsi, non era frutto della sua fantasia.
E Potter ovviamente.
Harry Potter, quel ragazzino presuntuoso e arrogante, così somigliante al suo rivale in tutto. Tranne che negli occhi.
Perché l’odioso Potter junior aveva gli occhi di sua madre. Non dello stesso colore. No, Severus l’aveva notato dal primo momento che li aveva incrociati: erano gli occhi di Lily. La sua Lily.
Cos’altro? Cos’altro gli restava della sua vita?
Nulla, solo una lista infinita di azioni spregevoli che solo Dumbledore aveva saputo capire e perdonare.
Severus si passò una mano sulla faccia come a scacciare quei tristi pensieri.
Aprì il primo cassetto della scrivania e ne estrasse una scatola non più grande del palmo della sua mano.
Ne sollevò il coperchio e contemplò il contenuto per quella che parve un’eternità.
Una pietra azzurra e un biglietto scritto quasi vent’anni prima: Tienilo sempre con te. Ti proteggerà e ti indicherà la via.
Una lacrima osò scendere lungo il suo volto pallido ma Severus non fece nulla per fermarla.
Con mani tremanti prese la pietra dal luogo dove aveva riposato per tutti quegli anni e se la portò al viso, in una muta carezza. Era fredda, dura. Niente a che vedere con la bambina a cui era appartenuta.
Cara, dolce Lily, pensò.
Nascose il viso tra le mani e non trattenne un singhiozzo.
Com’era stato beffardo il destino: aveva portato quell’angelo dagli occhi verdi talmente vicino da farlo illudere che forse anche per lui avrebbe potuto esserci redenzione per i peccati. Peccati altrui, ma che toccava a lui scontare.
E poi, tutto iniziò a correre, il tempo non poteva più essere fermato.
La rivelazione della magia – oh, come dimenticare l’espressione sorpresa ed estasiata quando lui le spiegava chi fosse in realtà! –, l’incontro con Potter e i successivi scontri, fuori e dentro i cancelli della scuola, fino alla tragica notte in cui tutto era stato perduto.
E da quel momento la vita di Severus era stata segnata per sempre.
Avrebbe lottato al fianco dell’Oscuro Signore.
Avrebbe goduto nel togliere la vita a esseri inferiori.
Avrebbe…
Avrebbe finto.
E tutto in nome di quell’amore che mai era nato.
Aveva donato a Lily tutta la sua vita, e quella maledetta notte del 31 ottobre Severus era morto con lei.
La sua vita da quella notte era stata una sequela di inganni, falsità, menzogne.
Ma ormai la fine era giunta.
Non avrebbe potuto ingannare ancora Voldemort.
Severus non voleva continuare.
Strinse tra le mani la pietra e con un gesto stizzoso asciugò le lacrime che continuavano a rigargli il volto.
Avrebbe combattuto, stavolta senza fingere. Sarebbe uscito allo scoperto e così facendo sperava che tutti gli inganni perpetrati nel tempo sarebbero stati perdonati, cancellati.
E se questo avrebbe implicato aiutare l’arrogante Potter a vincere la guerra, be’, l’avrebbe fatto.
Per lei. Sempre e solo per lei.

Qualcuno bussò alla porta.
« Severus, il Signore Oscuro ti cerca. »
Era giunto il momento: prese un respiro profondo e quasi corse incontro al compimento del suo destino.
Voldemort parlava ma la sua mente era altrove.
Severus guardò il cielo.
La luna giocava con le nuvole, e lui si chiese come potesse un satellite tanto piccolo condizionare tutto sulla Terra.
Un po’ come aveva fatto il suo astro personale, che con la sua purezza aveva fatto di lui un suo schiavo, per l’eternità.
Perché, Severus lo sapeva, anche dopo la morte, era stata Lily a guidare i suoi passi.
Con lei non avrebbe mai potuto fingere.
Solo lei aveva conosciuto il vero Severus.
E lui l’aveva amata come solo un uomo avrebbe potuto fare.

Balbettò qualcosa, cercò di guadagnare tempo, ma il Signore Oscuro non ne aveva, di tempo.
Il serpente galleggiava sopra di loro e Severus avvertì il terrore attanagliargli le viscere quando si rese conto di quello che stava per accadere.
« Lasciatemi andare a cercare il ragazzo. Lasciate che ve lo porti. So che posso… »
Si rese conto di suonare patetico, ma doveva fare qualcosa, non poteva lasciare che il suo sacrificio fosse stato vano.
Voldemort parlò ancora, e ancora, e ancora. Fu quando nominò Albus Dumbledore che la mente di Severus si risvegliò come da un sogno.
« Finché tu vivi, la Bacchetta non può essere davvero mia. »
E poi tutto accadde velocemente.
La bolla incantata si chiudeva attorno alle sue spalle, Nagini al suo interno, i denti del serpente sul collo.
E lui non poteva fare niente.
Cadde a terra, biasimando se stesso per la poca forza nel momento in cui avrebbe dovuto dimostrare fino in fondo la sua lealtà.
Nella mente, il suo sorriso.
“Solo per te, Lily. Solo per te…”
Era giunta la fine, e sarebbe morto così come aveva vissuto. La menzogna sarebbe continuata anche dopo la sua morte.
Nessuno avrebbe saputo la verità.
Lui sarebbe stato ricordato come uno dei tanti servitori di Lord Voldemort, uno dei tanti che, una volta divenuti inutili, erano stati sollevati dall’incarico…
Chiuse gli occhi, pregando quasi che la fine giungesse in fretta e lo portasse via, lontano dal dolore.
Invece fu qualcun altro ad arrivare.
Potter.
L’odiato ragazzino, figlio della sua Lily.
Con le poche forze rimaste, lo afferrò per il bavero e lo tirò a sé.
Cercò i suoi occhi.
E una supplica uscì dalle sue labbra.
« Guardami. »

Quando gli occhi di Severus incontrarono lo sguardo verde del ragazzo, tutto il resto del mondo svanì.
Il tempo rallentò e non era più Harry a guardarlo.
Era lei.
Lei che lo guardava con un sorriso sulle labbra.
Lei che gli tendeva una mano.
Era Lily, così come la ricordava, che lo stringeva in un abbraccio pieno di affetto.
E, Severus lo sapeva, quell’affetto era per lui e per nessun altro.
La mano di Lily si intrecciò alla sua, e una piccola pietra azzurra rotolò in terra.
Dopotutto, quel talismano l’aveva realmente protetto.
Era grazie a quella pietruzza che era riuscito a non perdersi negli intricati giochi del destino, nelle menzogne e nelle falsità create da lui stesso per compiere la sua missione.
Ma tutto ciò ormai non aveva più importanza.
Niente aveva importanza.
Perché lei era lì per lui, per accoglierlo in quel mondo dove tutto è perdonato, tutto è dimenticato.
E Severus si lasciò guidare in quella nuova avventura, senza timore di cosa sarebbe stato dopo.
Perché il dopo non era importante, perché il timore, la paura, il dolore erano scomparsi.
In quel mondo non c’era inganno, né falsità.
In quel mondo, solo lui e la donna che amava.

Note di fine capitolo

Grazie a chi è giunto fin qua: spero di non avervi annoiati ^^

Bax, Kla

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