Note alla storia

Questa è la nostra
prima storia insieme speriamo che vi possa piacere^^ Kiss a presto
Debby e Ale

Ps: Il raiting è probabile, che con il crescere dei bambini possa arrivare al Nc17... Noi abbiamo avverito...

 

Note al capitolo

Il titolo vuole dire dire: Lo strano percorso del nostro destino.

Mentre il capitolo vuol dire: Devo star sognando

I capitoli si intitoleranno, la maggior parte con i titoli delle canzoni degli Evanescence, che io adoro^^XD (Nd Debby^^)

 

Il suo primo ricordo: un sorriso caldo e rassicurante… Il sorriso della mamma…  

Una bimba dai capelli cremisi era rannicchiata contro il petto caldo e gentile di sua madre.  

La donna la stringeva a sé delicatamente quasi avesse paura di romperla: un sogno… Così piccola e fragile, aveva i capelli del suo papà.  

Una lacrima scese dolcemente dagli occhi color miele della donna. Aveva paura di svegliarsi e tornare indietro, a quando suo marito era solo il suo migliore amico. Chiuse gli occhi per un attimo; quando li riaprì osservò la stanza. Sorrise, non era un sogno: Ron era ancora seduto sulla sedia di fianco a lei, dormiva beato, aveva passato gli ultimi giorni vicino a lei e alla loro bambina: Rose. Chinò il viso per guardare la sua piccola. Le sorrise, aveva gli occhi aperti… Gli stessi della madre. Le passò un dito affusolato sul volto: aveva la pelle serica come una pesca e chiara come l’avorio. La bimba inclinò di lato il visino e guardò la madre con intensità, prima di accoccolarsi di nuovo contro di lei chiudendo gli occhi, tornando a sognare i segreti del mondo… Segreti che solo i bambini possono conoscere.  

Ron si era svegliato. Gli ci occorsero cinque minuti per capire esattamente dove si trovava. Diede un occhiata in giro: a casa non erano di certo… Poi si ricordò… Rose… La loro piccola Rosie… Alzò lo sguardo verso sua moglie: Hermione, la SUA, Hermione erano al S.Mungo già da due giorni e lei era sempre bella come il sole, i capelli castano chiaro le ricadevano scomposti sul viso, ribelli come i primi anni di scuola. Ma a lui piaceva anche a quel modo, era sua moglie e l’amava… Nel bene e nel male, aveva promesso anni addietro…  

L’uomo si stiracchiò sbadigliando sonoramente, era tutto indolenzito erano giorni che dopo il lavoro andava dalla SUA famiglia.  

Ron si alzò dalla sedia e vedendo che la moglie era sveglia le si avvicinò, accarezzò la testolina cremisi della LORO bambina e baciò sulla fronte Hermione.  

“Come state?” disse lui con voce bassa per non svegliare la piccola, guardandole con tenerezza. 

“Molto bene…” rispose Hermione con la voce ancora impastata dal sonno.  

Ron le accarezzò una guancia asciugandole le lacrime che ancora le rigavano il volto. Si perse nell’osservare il volto angelico della donna, mai gli era sembrata più raggiante, neanche al loro matrimonio.  

Bum!  

Un forte clangore metallico li fece sobbalzare: molte voci preoccupate riempirono il corridoio che fino a pochi istanti era stato silenzioso.  

Rose cominciò a piangere, spaventata dal rumore improvviso.  

Ron si alzò inviperito dal letto e andò verso la porta bianca mentre Hermione cercava di calmare la bambina la quale non sembrava in vena di smettere di piangere.  

Il mago aprì di scatto la porta, con un diavolo per capello. La scena che gli si parò dinnanzi aveva dell’incredibile: gente che correva da una parte all’altra del corridoio, persone che urlavano… 

“Porta questo…” disse un uomo a un infermiera.

“No! E’ un emergenza! Muoviti!”  Urlò un altro medico ad una Guaritrice.  

L’ex Grifondoro guardò la scena meno arrabbiato, chi sa quanto avevano da fare… Però non era neanche giusto che la sua piccola dovesse essere svegliata a quel modo! Si fece forza, afferrò gentilmente per il camice un’infermiera. La donna si voltò fulminando il ragazzo con lo sguardo.  

“Cosa vuole?!” sibilò acida.  

“Che succede? Avete svegliato la MIA bambina!” disse a denti stretti il rosso.  

“Mi spiace che abbiamo svegliato sua figlia, ma è un emergenza, una donna ha dei problemi a partorire… Ci spiace veramente…” rispose la donna più gentilmente.  

“Ok, va bene… Scusate…” replicò l’uomo lasciando andare l’infermiera rientrando silenziosamente nella camera, si riavvicinò alla moglie che ancora non era riuscita a calmare la piccola Rosie.  

“Che è successo, Ron?” chiese cercando di cullare la bimba che gridava contrariata.  

“Niente… Tranquilla, dai a me…” replicò lui prendendo in braccio la piccola che smise all’istante di piangere.  

Il  primo profumo che si ricorda… Forte, dolce… Odore di buono… Papà! 

Rose spalanco i suoi occhi d’orati incontrando per la prima volta quelli blu dell’uomo che sarebbe diventato il  più importante della sua vita, alzò la manina paffuta appoggiandola sul petto del padre. Il cuore di Ron accelerò paurosamente il suo battito, i suoi occhi si fecero si fecero lucidi, se ne vergognava: era troppo orgoglioso; per non farsi vedere dalla moglie si voltò ma lei aveva già notato tutto. Sorrise teneramente, però fece finta di niente e cominciò a giocare con la colazione che aveva sul comò. Il rosso la ringraziò mentalmente, mentre la piccola, abituatasi al rumore si addormentò per l’ennesima volta, questa volta cullata dal profumo di sicurezza emanato dal padre.  

Voci dolci… Calde… un pianto… Risa… Affetto, calore… Famiglia!  

Rose aprì gli occhi… Quanto aveva dormito? Non lo sapeva… Chi erano tutte quelle persone con i capelli così appariscenti, tanto simili al suo papà?  

Una donna con il viso dolce e tante lentiggini la prese dal suo lettino facendola appoggiare al suo petto prosperoso, comodo… Caldo, protettivo.  

“Ciao, Rosie! Io sono la nonna Molly!” disse con voce pacata e gentile.  

Rose si immerse in quell’abbraccio. Già lo amava…  

Poi delle braccia molto più sottili di quelle della nonna la presero nella loro tenera morsa.  

L’uomo l’alzò in alto. Rose si sentì mancare la terra sotto i piedi, ma non né era spaventava si sentiva al sicuro. Gli occhi dell’uomo tanto simili a quelli del suo principe la rassicuravano. Se la portò al petto accarezzandole una guancia; gli tremavano le mani, emozione? Paura?  

“Ciao, io sono nonno Arthur… Ehehe vedo che neppure tu sei fuggita alla maledizione dei Weasley!” sorrise, il nonno… Le piaceva quella parola… Nonno, dolce e tanto strano…  

Rose alzò il visino osservando le persone attorno a lei… Tanti occhi lucidi la stavano guardando con… Amore…

 Verde… Un verde acceso, brillante, profondo… Bello…  

Tante lentiggini e delle mani affusolate… Rosso…  

Tanti sorrisi… Chiacchere…  

Si sentiva spaesata, ma poi le tenere braccia della sua mamma la portarono vicino a lei il senso di sicurezza la pervase per l’ennesima volta… Si addormentò sotto i teneri sguardi dei suoi parenti.  

Hermione sorrise felice a Ginny, la sua amica del cuore quando erano bambine… Cognata, sorella da quando erano diventate adulte…  

I neo genitori si trovarono a essere tempestati di domande dai familiari. Erano tutti felici…  

“Scusate…”   disse un infermiera entrando timidamente nella stanza, la stessa donna che Ron aveva fermato qualche ora prima.  

Si voltarono tutti, la ragazza arrossì vistosamente.  

“Dica…” affermò Ron sorridendole incoraggiante.  

“Ehm… Possiamo portare una donna in questa stanza? Non abbiamo più posti… Ci dispiace per…”  

“Non importa, va benissimo!” disse allegra Hermione, erano tre giorni che era in quella camera senza troppa compagnia, a parte quella di Ron che era sempre troppo stanco per parlare a lungo e veniva solo la sera… Invece avere una persona con lei tutto il giorno l’avrebbe distratta…  

“Ok…” l’infermiera fece segno di portare il lettino nella stanza. La donna che era distesa su quel letto sembrava sconvolta. Aveva i capelli scuri madidi di sudore, la faccia arrossata e gli occhi di un inteso blu arrossati e gonfi come se avesse pianto. Quando entrò nella stanza si voltò dalla parte opposta come se non volesse vedere quella gente così… Felice…  

Gli infermieri la portarono dinnanzi al letto di Hermione.  

“Ehm, finiamo e le portiamo suo figlio…” replicò timidamente un'altra infermiera.  

La paziente si riavviò i capelli corvini scostandoli dal viso dai lineamenti delicati. Si sforzò di sorridere.  

“Va bene…” replicò con voce tremante.  

Quando le due donne uscirono, la paziente sospirò guardando fuori dalla finestra che aveva alla sua sinistra. Aveva lo sguardo vacuo, triste…  

Hermione la fissò incuriosita; prese coraggio e la salutò. 

“Ciao… Io sono Hermione… E tu?” domandò con voce felice.  

La ragazza si voltò di scatto, inclinò la testa con fare infantile di chi non capisce una domanda.  

“Io sono Astoria…” replicò quasi in un sussurrò, tanto che Hermione pensò che non le avesse risposto.  

Ron le sorrise dolcemente.  

“Perché sei così giù?” domandò allegro.  

Astoria studiò la famiglia di Hermione con curiosità; doveva fidarsi? Oppure doveva fare finta di non aver sentito? Aveva avuto un parto difficile. Da quella mattina sul presto, dopo che il marito era uscito da casa, aveva avuto le prime doglie che le erano durate per tutto il giorno, fino a che per sicurezza sua e del suo bimbo non avevano deciso di farla partorire. Era stanca e infelice, non per il suo bambino, era forse la cosa più bella che avesse mai ricevuto dalla vita, ma perché i medici le avevano detto che il piccolo aveva avuto un po’ di problemi, era davvero preoccupata…  Le lacrime le salirono per l’ennesima volta agli occhi, aveva pianto tanto quella mattina; non aveva fatto in tempo ad avvertire Draco, suo marito, era rimasta sola tutto il giorno, sola e spaventata… Aveva bisogno di parlare, di sentire il calore di una famiglia accanto. Iniziò a singhiozzare.  

Hermione fece per alzarsi e andare a consolarla, quando la porta si aprì di scatto, con un tonfo sordo che però spaventò la piccola neo Weasley, che iniziò a piangere seguita dal secondogenito di Harry e Ginny: Albus Severus, mentre il loro primogenito James Sirius si nascose dietro Molly. Il piccolo James sbirciò incuriosito il nuovo arrivato: era alto, pallido con i lineamenti arroganti ma delicati, incorniciati da una cascata di serici capelli biondo chiaro.  

L’uomo non degnò di uno sguardo nessuno dei presenti e in pochi passi e fu vicino al letto di Astoria. Lei lo guardò con aria spaventata e… Colpevole. Lui inclinò la testa di lato e le passò delicatamente una mano sul dolce viso per asciugarle le calde lacrime che ormai scendevano silenziose e senza ritegno dai suoi occhi tanto tristi e bisognosi di un abbraccio, il mago capì il bisogno della mora e l’abbracciò delicatamente, lei si aggrappò alle sue spalle affondando il viso nell’incavo del suo collo alabastrino.  

Tutti guardavano la scena allibiti… Malfoy… Hermione si stese per l’ennesima volta nello scomodo letto d’ospedale leggermente contrariata.  

James, invece studiava il tutto con curiosità. La mascella di suo zio Ron si era contratta nel vedere entrare quell’uomo, suo padre aveva stretto i pugni con fare stizzito, sua madre lo stava guardando in cagnesco mentre i suoi nonni si erano parati dinnanzi a zia Hermione e alla piccola Rose… Quale sarà mai stato il motivo di tanta ostilità? A lui piacevano… Quella signora che piangeva gli metteva tenerezza mentre l’uomo lo incuriosiva, i suoi lineamenti i suoi modi di muoversi raffinati… Non era abituato a vedere persone tanto aggraziate in casa… I suoi erano un po’ imbranati esattamente come lui…  

La porta si aprì ancora una volta.  

La stessa infermiera che aveva bussato la volta precedente entrò con un bambino fra le braccia, il piccolo indossava una tutina azzurro chiaro. Il maggiore dei piccoli Potter da dove si trovava poteva solo distinguere la capigliatura chiarissima, evidentemente ereditata dal padre.  

Astoria si asciugò le lacrime e si allontanò dal marito per guardare l’infermiera. Negli occhi dei cognugi Malfoy echeggiava una tacita domanda: Come sta?  

L’infermiera fece un sorriso raggiate.  

“Tranquilli… Ci eravamo sbagliati, sta benissimo…” disse porgendolo a Astoria la quale lo prese con mani tremanti e se lo strinse al petto.  

“Grazie…” replicò Draco con voce profonda e pacata.  

La signora Malfoy guardò il SUO… LORO… bambino. Aveva la pelle alabastrina dei genitori oltre che ai loro lineamenti dolci e aristocratici, i capelli erano uguali a quelli di Draco. Piccolo eppure tanto forte. Un’altra lacrima scese dagli occhi di Astoria il suo battito era davvero veloce, con  mano tremante accarezzò il visino del piccolo che dormiva beato tra le braccia della donna; sospirò soddisfatto aprendo lentamente gli occhi, rivelando due pozze ghiacciate, un misto tra quelli acciaio del padre e quelli blu della madre. Stupendi e profondi come se già conoscesse tutto e non dovesse imparare nient’altro.

Blu… Il suo primo ricordo il blu profondo, simile all’oceano, la sua dolce mamma…  

Il piccolo scrutò interessato il viso della madre, inclinò il visino con dolcezza e alzò le manine afferrando la setosa stoffa della camicia da notte della donna.  

Draco guardava la scena celando la sua emozione dietro una maschera di ferro, inespressiva; ma Astoria lo conosceva… Conosceva il profondo dei suoi occhi e tutti i segreti e le paure che celavano… Lo amava… Si perse nello studiare i lineamenti del viso del marito. Sorrise raggiante proprio come Hermione aveva sorriso a Ron quella mattina.  

“Vuoi prenderlo in braccio?” disse con voce delicata e tenera.  

L’ex Serpeverde la fissò per un attimo e… Prese in braccio il piccolo, cercò di fare il più piano possibile. Gli sembrava incredibile che al mondo potesse esistere tanta perfezione e innocenza… Esattamente quell’innocenza che a lui venne rubata da una guerra insensata; solo adesso riusciva a capire quanto fosse stato stupido…  

Accarezzò il viso del piccolo il quale lo guardò negli occhi con la stessa espressione che aveva Astoria… Già lo conosceva… Era parte di sé e della sua piccola principessa. Se lo strinse al petto con fare geloso e protettivo. 

Tum Tum… Un suono il suo primo suono familiare… Sempre più veloce… Sempre così regolare… sempre così vicino nelle notti in cui avrebbe avuto paura… Il cuore dolce del suo papà…   

Il bimbo alzò una manina e prese un dito della mano del padre con forza. Il battito di Draco ebbe un accelerazione che avrebbe avuto dell’incredibile. Gli sembrò addirittura di vederlo sorridere…  

“Ti rendi conto che ancora non abbiamo pensato a un nome?” disse quasi in un sussurrò Astoria.  

Draco si voltò e sorrise alla moglie.  

“Che ne dici di Scorpius Hyperion?” chiese con un filo di voce.  

La donna sorrise e annuì silenziosamente tornando a guardare fuori dalla finestra… Questa volta sorrideva, era felice, veramente felice… Aveva la sua famiglia… 

Ancora una volta un’infermiera varcò la porta di quella stanza ormai troppo affollata.  

“Scusate, dovreste andarvene… Possono rimanere solo i genitori…”  

La famiglia Weasley salutò Hermione e Ron e uscì silenziosamente dalla stanza gettando un occhiataccia sulla famiglia Malfoy, ma senza dire niente.  

Rimasero solo Ron, Hermione, Rose, Draco, Astoria e Scorpius.  

Draco depose SUO figlio nel lettino con dolcezza il piccolo si era addormentato. Nessuno parlò.  

Astoria si addormentò, seguita da Hermione.  

Ron e Draco si guardarono in cagnesco per delle ore fino a che entrambi non si lasciarono andare alle braccia di Morfeo.  

Rose si svegliò, ma non pianse… Scorpius fece lo stesso.  

I loro lettini erano attaccati, tra le sbarre Rose poteva vedere il piccolo Malfoy.  

Ghiaccio… Freddo… Timore… Curiosità… Scorpius.

Fuoco… Calore… Dolcezza… Intelligenza… Rose.  

I bambini si fissarono a lungo… E da allora i loro destini si intrecciarono, volenti o nolenti… Una rosa, delicata ma forte… Un serpente… fragile e prezioso…  

Rose… Scorpius… Diversi ma uguali; E’ impossibile sfilare la trama che tesse il destino…

Note di fine capitolo

Allora, che ne pensate? Ce lo lasciate un commentino?! Kiss a presto Ale e Debby^^

 

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.