Note al capitolo

Ciao a tutti!
E' la prima storia che publico su questo sito... e spero di cuore che vi piaccia.
Saranno ben accette le vostre opinioni e i vostri commenti, che attendo fiduciosa.
Quindi un grazie a tutti coloro che leggeranno e che avranno voglia di dirmi cosa pensano di questa fic.
Grazie, a presto,
Magia
AL DI LA' DELLA RAGIONE



- AL DI LA’ DELLA RAGIONE -


1 - Attesa… con sorpresa!


DOOONG… DOOONG… DOOONG…!


Tre… Quattro… Cinque…


Il suono veniva da lontano, entrava dalla finestra aperta, leggero e impalpabile come il vento che lo accompagnava.


Harry contò i rintocchi, inesorabilmente lenti, dell’odioso campanile che, anche quel giorno, era l’unica cosa a tenergli compagnia.


Quei giorni così lunghi e senza fine, che sembravano scorrere a rilento, privi di senso e che aumentavano in lui un sentimento di oppressione che non aveva precedenti!


Perché? Perché ogni anno questa maledetta punizione? Che senso ha rimanere qui a Privet Drive con gente che mi detesta… anzi, mi odia! E’ una tortura per me e per loro!'


Harry inforcò con rabbia gli occhiali appoggiati sul comodino e si alzò con frustrazione dal suo letto, che ormai lasciava sfatto da due giorni… Non aveva nemmeno più voglia di prendersi il disturbo di rifarlo! Tanto i suoi zii non sarebbero di certo entrati lì… Lo evitavano più che potevano (neanche avesse avuto la peste…) e lo chiamavano per i pasti solo perché così erano liberi di ringhiare disposizioni e dare ordini.


Non ce la faceva più! Cinque settimane, CINQUE!


Essere rinchiusi ad Azkaban forse era meno peggio… Almeno, lì, avrebbe potuto parlare con qualcuno! Magari avrebbe potuto escogitare una fuga sicuramente più attuabile che fuggire dai suoi zii e da Privet Drive.


Il pensiero di Azkaban gli fece inevitabilmente tornare in mente Sirius, e gli occhi gli si inumidirono all’istante.


Perché era successo? Perché tutte le persone che lui amava erano destinate a morire? Perché anche Sirius aveva seguito i suoi genitori?


Perchè era morto? Almeno lui... l'unica persona più vicina a poter essere definita un parente... Avevano avuto così poco tempo per conoscersi! Eppure il suo legame con Sirius era stato qualcosa di unico, intenso, eccitante... e maledettamente troppo breve!

Strinse con forza i pugni e sfoderò un calcio al suo baule, rimediando solo un gran dolore fisico. Iniziò a misurare il perimetro della sua stanza (ed era davvero poco il tragitto che riusciva a fare!)... Ormai conosceva a memoria ogni centimetro del pavimento: una macchiolina lì… un segno là… il solito buco nel tappeto…


Era tutto dannatamente identico!


Iniziava a sentirsi soffocare. Guardò fuori dalla finestra, sperando che almeno Edvige fosse di ritorno… Ma era impossibile! Aveva scritto le lettere per Ron ed Hermione solo qualche ora prima e sapeva che il gufo non avrebbe fatto ritorno prima di notte.


Basta! Doveva uscire o sarebbe morto di claustrofobia!


Scese lentamente gli scalini, cercando di fare il meno rumore possibile, ma il penultimo gradino lo tradì scricchiolando sinistramente sotto il suo peso.


Merda!”, si lasciò sfuggire.


Gli zii erano piazzati sul divano (al quale Harry non poteva nemmeno avvicinarsi, ovviamente), davanti al televisore e con espressioni più ottuse del solito. Ma quel piccolo rumore riuscirono a sentirlo alla perfezione! Sembrava che avessero il sesto senso quando Harry si muoveva!


Ragazzo!”, tuonò zio Vernon, “Dove credi di andare?!”


Harry si immobilizzò davanti alla porta di casa: “Ehm… vado a fare un giro…”


Un giro? Che razza di espressione è?”


Harry arretrò di un passo, nel vedere lo zio che si alzava dal divano.


Non ce la faccio più di stare rinchiuso nella mia stanza… Ho bisogno d’aria!”


E per far cosa? Combinare qualcun altro dei tuoi guai? Eh?! Se vuoi dell’aria, perché non apri la finestra?”


Un muscolo nella mascella di Harry si contrasse: “Perché non entra un filo di vento! E poi ho 16 anni, ormai! Non devo più rendervi conto di tutto quello che faccio! Se voglio sgranchirmi le gambe devo ritenermi libero di farlo, capito!”, gridò, pieno di rancore.


Lo zio guardò la moglie, scuotendo la testa con rassegnazione: “E’ un caso irrecuperabile… Non è certo come il nostro piccolo Didino!”


Già, per fortuna!”, sibilò Harry a denti stretti.


Cosa hai detto?”


Harry aprì la porta: “Ci vediamo dopo…”, ed uscì rapidamente dal raggio d’azione di zio Vernon, sapendo perfettamente che quest'ultimo non avrebbe mai fatto una scenata al di là dello zerbino di casa!


Aria! … Finalmente…


Si cacciò le mani in tasca ed iniziò a camminare con passo veloce. Voleva allontanarsi in fretta da quel posto, e l’unica consolazione che aveva era l’attesa del ritorno di Edvige. Sperò con tutto se stesso che nelle risposte dei suoi amici, almeno ci fosse qualche indicazione su quando sarebbero venuti a prenderlo.


Doveva trattarsi di giorni, ormai!


Ma la cosa che lo mandava in bestia, più di tutte, era il fatto che Hermione fosse già alla Tana da una settimana! Perché ? PERCHE’ ?!


Perché lei poteva stare con Ron un’intera settimana più di lui? Sette lunghissimi giorni che lui aveva passato guardando il soffitto, rigirandosi nel letto, in preda ad incubi notturni dove rivedeva Sirius precipitare in quel velo che lo aveva inghiottito per sempre….


Perché?


Loro si stavano sicuramente divertendo un sacco, in quel momento! A differenza sua, che come unico divertimento e svago aveva quello di fare due giri dell’isolato!


I suoi piedi lo portarono automaticamente al piccolo parco giochi che c’era vicino a casa. Immaginò di non trovarci nessuno, ma si sbagliava. Un gruppetto di ragazzi era posizionato in cerchio attorno … ad una ragazza.


Lasciatemi andare…” Harry sentì la sua voce debole.


Si avvicinò con cautela e non rimase affatto sorpreso di vedere che suo cugino Dudley faceva parte di quel gruppo di bulli.


Ah ah ah! Guarda che se anche chiedi aiuto, qui non verrà nessuno!”


AH AH AH !!”, risero in coro gli altri.


E dai! Che ti costa fare quello che ti abbiamo chiesto?”, le domandò un ragazzo, cercando di toccarla.


Harry si avvicinò ancora di un passo, per vedere meglio. Erano in cinque, tutti maggiorenni, e la ragazzina non poteva avere più di 15 anni.


Lasciatemi stare… Vi prego!”


Eh no, carina… prima devi fare quello che ti abbiamo detto!”


Altre risate.


Harry, incapace di non intervenire davanti a quello spettacolo, uscì dalla siepe che lo nascondeva ed attirò la loro attenzione: “Ehi, razza di palloni gonfiati! Che state facendo?”


I cinque si girarono, colti di sorpresa.


Ma guarda un po’, è arrivato il ribelle con gli occhiali!”


Dudley lo guardò con occhi porcini: “Che ci fai qui? Torna a casa!”


Perché non ci torni tu? Papino e mammina non vedono l’ora di rimboccarti le coperte…”


Due ragazzi risero e Dudley li fulminò con gli occhi.


Harry se non vuoi prenderle, ti consiglio di andartene!”


Harry provò una scarica di adrenalina: “Oohh, ma che paura!!” Si tirò su le maniche della camicia e sollevò i pugni. “Avanti, provate a prendervela con me! Siete dei luridi infami… e non sapete fare altro che terrorizzare chi è più piccolo di voi!”


I ragazzi si voltarono contemporaneamente verso Harry, con delle facce che non promettevano nulla di buono ed iniziarono a massaggiarsi le mani, con fare minaccioso.


Sei in cerca di guai, Harry?”


Ti sbagli: siete voi a rischiare grosso, questa volta!” disse a denti stretti Harry, facendosi sotto.


Ah ah ah! Ma non farmi ridere!”


Addirittura adesso non vi basta più infastidire i bambini… siete così vigliacchi da prendervela con le ragazzine indifese!”


E’ un po’ che non ci divertiamo con te, in effetti… Ma, evidentemente, ti siamo mancati!” disse uno alto più di Dudley.


No, la differenza è che adesso mi so difendere!” E, senza aspettare risposta, diede un sonoro pugno nello stomaco dello spilungone, che si piegò in due ed emise un lamento, un misto di stupore e dolore.


Gli altri rimasero un attimo increduli davanti a quella scena, ma la meraviglia durò poco: erano sempre cinque contro uno!


Un ragazzo più basso di lui, ma largo il doppio, chinò la testa e lo puntò come se fosse stato un toro, ed iniziò una rincorsa per dargli una zuccata. Ma Harry, rispetto all’anno prima, era diventato molto più agile, forte e con i nervi sempre in allerta… e in più aveva una gran voglia di scaricare la tensione accumulata per cinque settimane contro qualcuno.


Quindi si spostò velocemente di lato, e sfruttò la carica del ragazzo per dargli una pedata nel sedere e farlo atterrare come un sacco di patate nella terra secca e polverosa.


Un altro provò a colpirlo, ma Harry schivò abilmente il colpo e, prendendo in contropiede il malcapitato, gli sferrò un pugno sul naso, che emise un sinistro rumore di rottura.


Quello iniziò ad ululare dal dolore, portandosi le mani sul naso e facendo versi come uno scimmione.


Harry, col respiro affannato, si girò a guardare Dudley e facendogli un sorriso sollevò la camicia dal bordo dei pantaloni, dove si poteva scorgere la sua bacchetta.


Per te ho un trattamento speciale…”


Suo cugino, a quella vista indietreggiò con il panico negli occhi.


Ehm… ra-ragazzi… O-oggi… non… non è giornata! Andiamocene!”


Gli altri, un po’ perché Dudley era il loro capo, un po’ perché erano già malconci, non se lo fecero ripetere due volte e preferirono dargli retta. Chi zoppicando, chi col naso che colava sangue, si allontanarono gridando insulti irripetibili e improperi di ogni tipo.


Harry rimase con i pugni sollevati in guardia finchè non li vide sparire dietro il cespuglio che delimitava la via. Rimase quasi deluso nel vederli dileguarsi così in fretta! La sua smania di muoversi non si era sfogata poi tanto… Anche se fare a botte con degli idioti simili non poteva certo ritenersi un’attività di cui andar fieri!


“…Grazie…”, disse una voce morbida alle sue spalle.


Solo allora Harry si ricordò della ragazza. Si girò del tutto, e la vide. Non si era sbagliato, era giovane, sicuramente più piccola di lui. Era mora, con i capelli che le arrivavano alle spalle, una frangetta sbarazzina e due occhi azzurri come il cielo.


Era davvero carina!


Ohh, ehm… f-figurati…” Harry si passò una mano tra i capelli, cercando di appiattirli perché sapeva che probabilmente in quel momento sparavano verso l’alto.


La sera prima, ancora una volta, aveva tentato di tagliarli… fallendo come sempre, visto che quella mattina si era svegliato e loro erano di nuovo lunghi e indomabili!


Tu sei Harry… vero?”


Lui la guardò con un misto di titubanza e prudenza: “…Sì. Ci conosciamo?”


Non so se ti ricordi di me. Io però mi ricordo di te: ti vedevo a scuola, quando eri più piccolo.”


Harry cercò di far mente locale, ma gli unici ricordi di quel periodo erano talmente pochi e brutti che la sua mente li aveva automaticamente archiviati nel cassetto ‘DA NON APRIRE MAI PIU’’’.


Scosse la testa, vergognandosi un po’: “No, mi spiace.”


Oh, non preoccuparti, lo immaginavo. Conosco bene anche Dudley, purtroppo… Lo odio!”


Harry sorrise: “Non dirlo a me! Devi stare lontana da quei mascalzoni…”


E’ che mi hanno seguita… Tu abiti con lui, vero? La tua casa è quella in Privet Drive?”


Non è casa mia, quella!”, disse Harry a voce un po’ troppo alta. “Comunque sì, sfortunatamente è mio cugino.”


La ragazzina si spolverò l’abito chiaro e corto, che portava ancora i segni delle manacce sporche dei suoi aggressori. Si sedette sull’altalena, iniziando a dondolarsi lentamente.


E’ strano. Mi ricordo di te fino ad un certo punto, poi… hai fatto il contrario di quello che fanno tutti i ragazzi.”


Che vuoi dire?”, chiese Harry andando a sedersi nell’altalena a fianco e facendosi oscillare piano.


Beh, di solito i ragazzi frequentano le scuole per tutto l’anno, e quando arriva l’estate… se ne vanno in vacanza. Tu, invece, sparisci per tanti mesi e torni solo quando è estate.”


Harry si guardò le punte dei piedi, che andavano avanti e indietro.


E’ che frequento una scuola fuori Londra… “


Ah sì? Quale scuola?”


Dubito che tu la conosca”, si affrettò a dire Harry, “è una scuola… speciale, come dice mio zio.”


Capisco…”, la ragazzina si voltò a guardarlo, con quei suoi begli occhi azzurri e gli sorrise. Harry si sentiva strano a parlare con una ragazza che non fosse Hermione… per di più babbana a tutti gli effetti!


Provò un fulmineo moto di nostalgia per Hermione, pensando che mancavano solo pochi giorni e finalmente l’avrebbe rivista.


La moretta si alzò all’improvviso e gli si mise di fronte. Adesso Harry era più basso, rispetto a lei. L’altalena interruppe il suo ondulare contro le ginocchia della ragazza.


Scusa…”, disse Harry timidamente.


Ora farò ciò che quei ragazzi volevano che facessi… Te lo sei decisamente guadagnato…”


E senza dargli tempo di rendersene conto, si chinò su di lui ed appoggiò le sue labbra su quelle di Harry, premendo leggermente ma con decisione.


Harry, che tutto si aspettava tranne che quello, dovette aggrapparsi alla catena per non cadere all’indietro. Quel gesto lo aveva lasciato sbigottito… e disorientato…


Ma lo rese molto felice… incredibilmente felice!


Sentì una sensazione di vertigine alla bocca dello stomaco… una specie di solletico.


Dopo qualche secondo lei si staccò, con un leggero rossore sulle guance. Harry, in fatto di rossore, la batteva sicuramente: se lo sentiva disseminato ovunque! Probabilmente anche i suoi capelli erano diventati di quel colore!


Lei fece un’espressione buffa, e si passò la lingua sulle labbra.


Sai di buono…”


Harry continuò a guardarla incredulo, con un’espressione non proprio intelligente e non riuscì a dirle niente.


Comunque io mi chiamo Greta… Domani pomeriggio alle cinque tornerò qui. Ciao…”, e scappò via facendogli un gesto con la mano.


Harry riuscì a malapena a sollevare la sua e a farle un sorriso a 32 denti.


Ma cosa cavolo era successo?!


Si passò la mano sulle labbra, ancora incapace di realizzare se era stato tutto vero. Una ragazzina… una ragazzina che nemmeno conosceva lo aveva baciato, così… semplicemente! Senza troppi problemi o complicazioni… solo per ringraziarlo!


Se ripensava al bacio scambiato l’anno precedente con Cho Chang, si sentiva ancora male! Era stato una vera catastrofe! E, decisamente, non lo aveva affatto aiutato a far crescere la sua scala personale di autostima!


Ok, quello che Greta gli aveva dato non era stato un vero e proprio bacio… ma era stato sicuramente un contatto mooolto piacevole!


Fu con quel sorriso stampato in faccia che rientrò a casa degli zii, che lo accolsero con dei grugniti di disapprovazione.


Dudley è tornato già da dieci minuti!”, gli urlò con voce stridula zia Petunia. “Per punizioni andrai a letto senza cena!”


Harry non si preoccupò nemmeno di rispondere… Onestamente quella sera non aveva nemmeno fame! Salì lentamente le scale, fino a raggiungere la sua piccola stanza. Si lasciò cadere sul letto, intrecciando le mani dietro la nuca, e riuscì a rimanere così, unicamente a guardare il soffitto, finchè non sentì rientrare Edvige dalla finestra.


Con un balzo saltò giù dal letto, allungando il braccio per far atterrare il suo gufo, che aveva due lettere legate alla zampa.


Harry la ricompensò con delle dolci carezze sulla testa e con un pezzo di biscotto. Edvige ricambiò con una delicata punzecchiata all’orecchio.


Harry si distese nuovamente sul letto, finalmente felice! Quella strana giornata era iniziata in modo triste e sconsolato, ed era finita in maniera inaspettata e spettacolare!


Le lettere di Ron ed Hermione erano più o meno uguali. Cercavano di divertirsi e di non pensare a come era terminato l’anno precedente, godendosi le giornate di sole e facendo spesso delle gite. Un altro anno stava per iniziare e loro dovevano caricare le batterie per quello che li avrebbe aspettati.


Ron gli confermò che suo padre sarebbe andato a prenderlo dopo due giorni, di sera, e di tenersi pronto per le 21.00.


Sì, era stata decisamente una bella giornata!


* * *


Il giorno dopo, purtroppo, passò in modo altrettanto lungo e l’unica sua distrazione fu scendere a fare colazione (il suo stomaco rumoreggiava sonoramente a causa della cena saltata la sera prima) e il misero pranzo, composto da avanzi di pollo e da delle cose verdi e arancioni, che potevano essere delle verdure non meglio identificate.


Anche quel pomeriggio fu afoso e non si alzò nemmeno un po’ di vento. La sua stanza era una fornace e nonostante le due docce, si sentiva sempre irrimediabilmente accaldato. Fu tentato di sfidare le urla di zio Vernon e provare a fare la terza doccia della giornata (lo zio odiava qualsiasi spreco d’acqua… ma quel caldo era insopportabile!), tuttavia si limitò a rinfrescarsi sciacquandosi solo la faccia.


Harry, dal giorno prima, aveva ripensato spesso a quella ragazza che lo aveva baciato lasciandolo di sasso, e non riusciva a togliersi il sorriso di dosso ogni volta che ci rimuginava su.


Sviando l’attenzione degli zii, quel pomeriggio riuscì ad allontanarsi da casa senza che se ne accorgessero e alle 17.00 in punto era al parco, a dondolarsi con pigrizia sull’altalena.


Alle 17.05 la vide arrivare, sempre correndo.


Harry le sorrise e si alzò, sentendosi in difficoltà perché non sapeva cosa dire.


Ehm… ciao!”, provò con la cosa più semplice.


Ciao! Sei rimasto così da ieri?”, lo prese in giro, trovandolo nella stessa posizione del giorno prima.


Oh, no… Sono… sono arrivato adesso…”


Lei sorrise in modo birichino: “Stavo scherzando!”


Harry sorrise a sua volta, sentendosi maledettamente stupido.


Vuoi… vuoi fare una passeggiata?”, le chiese agitato, con l’impressione che lei fosse molto più sciolta e sveglia di lui.


Oh, no… Mi piace restare qui. E’ un posto tanto movimentato di mattina, ma a quest’ora fa troppo caldo… e non ci viene nessuno!”


Sì, ho visto.”


Harry, in effetti, sentiva piccole goccioline di sudore indesiderate imperlargli la fronte, adesso che lei lo guardava con quegli occhi così vivi.


Lei si sedette sul piccolo seggiolino e si diede una spinta per dondolare meglio.


Dimmi un po’, Harry…”


Lui la guardava, come ipnotizzato, andare avanti e indietro.


“…Sì…?”


Ce l’hai la ragazza?”


Harry sbattè le ciglia un paio di volte, in pieno panico.


Era davvero il colmo! Non aveva problemi a fare a botte da solo contro cinque ragazzi, ad affrontare Mangiamorte… a sfidare addirittura Voldemort! E adesso, di fronte ad una ragazzina più piccola di lui, si sentiva imbranato come un pulcino che muoveva i primi passi per la prima volta in vita sua!


Oh Dio! Che domanda difficile… Che cosa doveva risponderle? Di sicuro con Cho era finita, su questo non c’erano dubbi. Ma il suo cuore? Per chi batteva? Lui, già da tempo, si sentiva in uno stato confusionale a dir poco complicato!


I suoi 16 anni iniziavano a farsi sentire tutti… Nel senso che a volte, anche se non voleva, provava strane sensazioni all’inguine e un calore improvviso gli saliva fino al pomo d’Adamo, con l’impressione che quel calore lo soffocasse e che da qualche parte dovesse prima o poi uscire.


Proprio come in quel momento!


Harry notò che Greta portava una magliettina del colore dei suoi occhi, aderente e con le maniche corte. Un’aderenza che esaltava le sue giovani forme e lo attirava come una calamita. Aveva una gonnellina corta e delle scarpe da ginnastica, e ogni volta che l’altalena gli veniva vicino, la gonna le si alzava un po’, mandando Harry nella confusione più totale!


Ecco, esattamente la stessa sensazione che lo torturava ultimamente e sempre più spesso.


Gli capitava soprattutto di notte, ed Harry era sicuro che, durante quei sogni, non era certo Voldemort a fargli compagnia!


In più di un’occasione si era svegliato ed era dovuto correre in bagno, per limitare i danni che comunque aveva già causato.


E, la cosa più tragica ed allarmante (e che lo angosciava da morire!), era che gli sembrava di sognare Hermione… Ma lui, ogni volta, andava a rinfrescarsi la mente sotto l’acqua ghiacciata, convincendosi che non era possibile, che si stava sbagliando, che non era di certo Hermione ad entrare prepotentemente nei suoi sogni!


Dopo quella lunga attesa, Greta smise di muoversi in qua e in là e saltò giù dall’altalena: “Beh, evidentemente non ce l’hai! Altrimenti non ci avresti messo cinque minuti per rispondere!”


Harry tornò alla realtà, sentendosi arrossire ancora di più.


No… cioè sì! E’ che…”


Ho capito! Ti piace una ragazza ma non trovi il coraggio di dirglielo…”


Oh, no… NO! Non mi piace nessuna!”


Non devi mica vergognarti, sai?”


Io non mi vergogno affatto!”, disse a voce alta.


Meglio… Non essere arrabbiato, scusami se sono stata invadente…”, e gli si avvicinò di un passo, guardandolo in modo furbo.


Harry, giusto per dire qualcosa, le domandò: “E tu? …Ce l’hai il ragazzo?”


Non più, ci siamo lasciati da un mese…”


Harry la guardò incredulo. Forse non arrivava ai 14 anni ed aveva già avuto un ragazzo? Era decisamente più scaltra di lui!


Come il giorno prima, gli si piazzò davanti e lo osservò con attenzione.


Hai degli occhi molto belli. Te lo hanno mai detto?”


Harry avrebbe voluto fare un passo in dietro, ma si impose di restare immobile.


Ah, sì… qualcuno.”


Lei lo stupì ancora una volta, alzandosi in punta di piedi ed appoggiando le mani sulle sue spalle per tirarsi su, e con tutta la naturalezza del mondo, lo baciò.


Questa volta però, il bacio fu più audace, e Greta si divertì a giocare con la lingua di Harry, completamente smarrito e ignaro sul dove mettere le mani.


Il senso di vuoto si fece subito sentire alla bocca dello stomaco, e per un secondo gli girò la testa. Le mani abbandonate lungo i fianchi, come un impacciato, goffo ed impreparato tredicenne!


Lei si staccò piano, con l’aria intenerita: “Sei così dolce…”


A-anche tu…”, ammise Harry, col cuore che gli batteva forte.


Puoi anche abbracciarmi, la prossima volta…”


Oh… ah… ehm, va bene…”


Ma era possibile che si dovesse far dare indicazioni da una più piccola di lui?!

Da imbranato era salito al gradino superiore di perfetto idiota!


Devo andare. Ci vediamo domani alle cinque?”


Harry annuì felice come un cagnolino.


Lei gli fece una carezza e lo salutò con la mano: “Ciao…”


Ciao…”, e rimase a guardarla mentre correva via.


Avrebbe voluto urlare dalla gioia, ma si limitò a sorridere come il giorno prima, anche se il sorriso era diventato largo più del doppio!


* * *


Il giorno dopo, Harry, al parco ci arrivò alle 16.30!


Era talmente tanta la voglia di rivederla…


La sera prima aveva mangiato con appetito, nonostante la brodaglia che gli zii avevano riservato per lui, e aveva sopportato con aria di sufficienza gli sguardi indagatori che i tre membri della famiglia gli avevano riservato.


Era andato a letto presto, ma non era riuscito a chiudere occhio fino a tarda notte. La sera successiva il signor Weasley sarebbe andato a prenderlo per portarlo alla Tana. E per la prima volta, da quando era a Prive Drive, aveva sospirato a quel pensiero, perché si era reso conto che non avrebbe più rivisto la sua amica Greta.


Si era rigirato inquieto nel letto, col pensiero di lei e non vedendo l’ora che arrivassero le 17.00 del giorno dopo! L’avrebbe salutata… e l’idea di baciarla di nuovo lo aveva agitato ancora di più.


Aveva fatto un sogno strano, indefinito ma piacevole, di cui quella mattina non ricordò più nulla, se non il fatto che riguardava Hermione.


Da più di mezz’ora si cullava, ondeggiando avanti e indietro, in attesa di vederla apparire dal solito ingresso, quando due manine piccole e fresche gli circondarono il viso, coprendogli gli occhiali.


Harry sollevò istintivamente le mani fino a toccare le sue, e lei, dopo avergli posato un bacio leggero sulla guancia, lo lasciò libero.


Si votò: “Ciao…”


Ciao Harry!”, lo salutò mostrando un sorriso radioso.


Harry si alzò dall’altalena girandoci intorno, e le si avvicinò timido: “Come stai?”


Bene, grazie, e tu?”


Una meraviglia. Vuoi… ti va se andiamo a prendere un gelato?”, le chiese ostentando una sicurezza che non provava.


Lei gli mise le mani intorno al collo: “No, grazie. Non mi va e poi non posso fermarmi molto…”


Oh…” Harry non nascose la sua delusione.


Possiamo andarci domani, se vuoi.”


Mi piacerebbe, ma… devo partire. Questo è l’ultimo giorno che possiamo vederci.”


Greta lo guardò con due occhioni dolci e tristi, staccandosi da lui: “Te ne vai di già…?”


Sì.”


Capisco. Peccato che abbiamo avuto così poco tempo per conoscerci.”


Sì, un vero peccato!”, ripeté Harry, sinceramente dispiaciuto.


E quando tornerai?”


Ci pensò su. Visto com’era finito l’anno scolastico precedente, e gli incontri che aveva fatto, chi poteva garantire il suo ritorno?


Mi auguro di farmi rivedere l’anno prossimo.”


Di certo, non per incontrare i suoi zii…


Lei gli prese la mano e lo trascinò dolcemente verso un angolo più riparato del giardino.


Mi mancherai…”


Harry sentì il rossore iniziare a partire dalla punta dei piedi, ed andare sempre più velocemente verso l’alto.


A-anche… tu…”


Un sorriso malizioso affiorò sulle sue labbra, e chiudendo gli occhi, protese la bocca verso di lui, in attesa di essere baciata.


Fantastico!


Catastrofico…


Harry si fece coraggio e le mise goffamente le mani sulle spalle, chinandosi per baciarla. Greta, con fare esperto, gli prese le mani e se le portò intorno alla vita, allacciandogli poi le sue braccia dietro la nuca e premendo il corpo contro quello di Harry.


Cavolo!


Il bacio fu più lungo del giorno precedente, e la testa di Harry girò come una trottola per tutto il tempo. Sentire quel corpo stretto contro il suo lo animò di nuove sensazioni e l’istinto lo avrebbe portato a rotolarsi nell’erba con lei…


Ma riuscì a non farlo e a dominare quella trepidazione che sentiva muoversi nei paraggi dei suoi pantaloni.


Harry iniziava a non capire più niente! Avrebbe voluto metterle le mani dappertutto, e contemporaneamente riuscire a prendere aria… ma senza staccarsi da lei. Il problema stava proprio nel fatto che iniziava a sentirsi in carenza di ossigeno. Con la sua scarsa esperienza, realizzò che per il momento era impossibile riuscire a respirare e baciare allo stesso tempo!!


Forse, ad Hogwarts, esisteva qualche vecchio manuale intitolato ‘PRIMI PASSI PER IMPARARE A BACIARE’


Oppure ‘UN BACIO AD EFFETTO IN TRE LEZIONI’


Altrimenti ‘BACIARE SENZA MORIRE’


Magari Hermione, che aveva letto così tanti libri, in cinque anni aveva visto un titolo simile…


Ma per fortuna fu Greta a decidere quanto lungo dovesse essere il bacio, e ad interromperlo quando Harry era ormai in completa apnea. Si sentiva un disastro!


E si sentì in dovere di giustificarsi.


Come avrai capito, non sono quello che si può definire…un grande esperto…”


Dio, che vergogna!


Oh… non sai quanto vorrei poterti insegnare meglio! Ma non devi buttarti giù così… non sei affatto male! E sei così dolce…”


Harry si guardò i piedi, vergognandosi troppo.


Lei raccolse la sua mano, che era abbandonata lungo il fianco, e inaspettatamente, se la portò sul cuore. Harry per poco non credette di svenire. Sentì le budella accartocciarsi tra di loro…


Lo senti, quanto mi batte forte il cuore?”, gli chiese Greta dolcemente.


Harry, per la verità, aveva tutti e cinque i suoi sensi concentrati su quella scena: - vista (gli occhi erano immobilizzati sul suo seno, che si sollevava e si riabbassava per la respirazione ansante), - udito (poteva sentire il suo respiro: corto e affrettato per l’emozione), gusto (sulla lingua aveva ancora il dolce sapore di Greta, che al momento del suo arrivo mangiava una caramella alla menta, ed il fresco sapore era passato dalla sua bocca a quella di Harry), - olfatto (alle sue narici arrivava, trasportato dal vento leggero, un fresco profumo di fiori, che lo inebriava), - tatto… Oddio! Il tatto era, in assoluto, quello che stava meglio!


Quella sensazione fisica della propria mano appoggiata davvero su di lei, e così vicina al suo seno… per poco non lo fece vacillare. Quel seno così tenero e soffice, ma allo stesso tempo pieno e fiorente. In quel momento sentiva tutto, in maniera intensa ed amplificata!


Ma i battiti del cuore di Greta… in tutta onestà, arrivavano un bel po’ dopo.


Ehm, sì…”, disse con poca convinzione.


E il tuo cuore? Batte forte come il mio?”


Decisamente, quello di Harry, per poco non gli schizzava fuori dal petto!


Lei allungò la mano per sentire, e il suo sorriso di approvazione contagiò anche Harry.


Wow, batte davvero forte…” Poi si incupì leggermente. “Non dirmi che non avevi mai… toccato una ragazza?”


Lui tolse a malincuore la mano dal suo petto e fece un passo indietro. Si sentiva talmente stupido in quella conversazione! Certo, era un povero pivello in fatto di ragazze, ma perché non gli chiedeva se sapeva volare? O quante partite di Quidditch aveva vinto in tutti quegli anni? Perché non gli domandava se era capace di far sparire un Dissennatore in meno di un minuto?


Le voltò le spalle, un po’ offeso dalla supremazia di Greta.


Lei si intenerì all’istante: “Scusami! Riesco sempre a farti rimanere male, ma non volevo, credimi! E’ che mi sembra così strano che un ragazzo carino come te, sia così… inesperto. Ma ti posso assicurare che questo a certe ragazze piace. A me, piace…”


Harry tornò a guardarla: “Davvero?”


Sicuro!”, e gli mise nuovamente le braccia intorno al collo. “Adesso purtroppo devo andare… è arrivato il momento dei saluti.”


Harry, superando se stesso, le circondò la vita e la strinse un po’. Cercò di non pensare alla paura e prese l’iniziativa, baciandola per un lungo momento.


Sei uno che impara in fretta, vedi?”, sorrise Greta. “Ti penserò per tutto il tempo… e l’anno prossimo sarò qui ad aspettarti!”


Harry ricambiò il sorriso teneramente: “Va bene…”, anche se in cuor suo, sapeva benissimo che in un lungo anno, tante cose sarebbero cambiate. Quasi sicuramente per lui… ma con la certezza più assoluta per lei! Chissà quanti altri ragazzi avrebbe fatto cadere ai suoi piedi!


Si diedero un bacio conclusivo e lei corse via, girandosi un’ultima volta e sventolando la mano.


Harry si sentì un po’ triste.


Greta era stata una fresca nuvola bianca estiva, arrivata velocemente e sparita con ancora più rapidità. Ma era stata un’esperienza nuova per lui, che aveva acceso o forse risvegliato, delle emozioni che erano pronte a crescere e maturare.


Tornò lentamente verso casa, tanto aveva già preparato tutto per la partenza, e gli restava ben poco da fare. Appena entrato, i suoi zii lo avvisarono che quella sera sarebbero usciti per andare a teatro, e non si risparmiarono nell'abbaiare ordini e divieti.


Non toccare nulla! Non permetterti di mangiare niente dal frigorifero! Guai a te se troviamo qualcosa che manca da casa! Fila a letto appena hai finito di cenare!”


Harry guardò sconsolato il suo piatto solitario che era appoggiato sul tavolo e che conteneva dei piselli bruciacchiati ed un hamburger rinsecchito.


Non preoccupatevi, non sarò più un disturbo per voi!”, rispose gelidamente.


Zio Vernon lo scrutò con gli occhi ridotti a due fessure sottilissime: “Che cosa vorresti dire?”


Esattamente quello che ho detto. Buonanotte!”, e salì gli scalini che lo portavano fino in camera sua. Gli zii, al loro ritorno, non lo avrebbero più trovato, e vedendo anche tutte le sue cose sparite, avrebbero capito che era tornato ad Hogwarts.


La sua coscienza era a posto. Comunque, il messaggio glielo aveva lanciato.


Quando sentì finalmente la porta di casa chiudersi, riuscì a rilassarsi e a finire di mettere via le ultime cose che aveva lasciato fuori. Pulì per bene la gabbia di Edvige e pregò il gufo di entrarci senza protestare.


Passò l’ultima mezz’ora a ripensare a Greta e a chiedersi se le sarebbe mancata…


Naah!


Non poteva certo paragonare quello che finalmente lo aspettava, e che aveva desiderato per cinque lunghissime settimane, con quegli ultimi tre giorni! Certo, quella ragazzina almeno gli aveva reso più sopportabile l’attesa, ma non poteva certo attribuire qualcosa di più a quella sensazione…

Ed era più che convinto che anche Greta si sarebbe presto dimenticata di lui!


Gli spuntò un sorriso sulle labbra al pensiero di tornare alla Tana, quella che sentiva essere quasi la sua vera casa… Ai giochi che avrebbe fatto con Ron, Hermione, i gemelli e Ginny… Al buon cibo della signora Weasley, ai divertimenti e alle passeggiate.


Poi pensò ad Hogwarts, la sua amata scuola! Ai suoi professori, alle gite che li aspettavano, alle partite di Quidditch… Voleva viversi i suoi 16 anni finalmente con un po’ di spensieratezza e senza l’angoscia di essere ucciso da qualcuno!


Ma chissà se ci sarebbe riuscito.

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